Buone vacanze

La redazione WAVe si complimenta con i docenti, gli studenti, i tutor, …, per lo straordinario lavoro svolto nelle tre settimane di workshop.
Dopo un duro lavoro le vacanze sono più che meritate, ma sappiate che il blog rimarrà attivo durante l’anno.
Potete inviarci le vostre fotografie e/o video, scrivere un articolo o un commento, segnalarci delle iniziative che ritenete interessanti, noi saremo lieti di pubblicarle.

And the winner is?

Si è svolta venerdì pomeriggio (16 luglio), nell’auditorium di Santa Marta, la cerimonia di premiazione dei migliori ws 2010.
Una giuria di tutto rispetto, capitanata da Giancarlo Carnevale e composta dal preside della facoltà di architettura di Bari Claudio D’Amato Guerrieri, dalla soprintendente ai beni architettonici Renata Codello, dal presidente della Fondazione Bevilacqua La Masa e direttore del corso di laurea specialistica in arti visive (claSAV, Iuav) Angela Vettese, dall’architetto indiano Jamshid Bhiwandiwalla, ha concluso i lavori con mezz’ora di ritardo dovuto non certo alla calura spossante, quanto piuttosto alla difficoltà di valutare 30 workshop di altissimo livello.

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Tre workshop sono stati premiati in differenti categorie:

-Vivere la città-, il premio al ws più aderente alle problematiche specifiche della vivibilità di Venezia: viene assegnato a Welcome to Venice di Stefano Maurizio e Valeria Tatano

-Migliore allestimento: Light Matters di Ruggero Pierantoni

-Migliore approccio disciplinare al progetto: La casa che cresce di Pierre Alain Croset

THE TUTORS

In questi giorni hanno macinato chilometri e girato per tutte le sedi cercando di risolvere i più svariati problemi: sono i ragazzi che hanno vinto una borsa di studio per svolgere il lavoro di tutor dei WS 2010. Abbiamo chiesto loro di dirci com’è andata questa esperienza.

Aniel: Ho partecipato ai workshop per tre anni come studente, e questo è il secondo anno che faccio il tutor. Devo dire che è sempre un’esperienza piacevole.
Lucia: Eravamo preparati al peggio, ma invece è andato tutto per il meglio. Da studentessa devo dire che non mi rendevo conto di quanto lavoro ci fosse dietro: in realtà attorno ai workshop ruotano un esercito di persone!
Gloria: Per uno studente è assolutamente un’esperienza da fare: ci ha fatto rendere conto che quello che gli studenti vedono solitamente è soltanto la punta di un iceberg. Esther ha fatto davvero un eccellente lavoro, ci crede moltissimo e ha sempre il quadro della situazione.
Antonio: Il suo punto di forza sta proprio nel cerderci così tanto. Per me, è stata un’esperienza praticamente di tipo lavorativo: ho visto le cose da una certa distanza, e il fatto di avere una visione d’insieme mi ha fatto notare per la prima volta tutte le differenze tra un workshop e l’altro.
Ilaria: Io non ho partecipato alla selezione per le borse di studio, Esther mi ha semplicemente chiesto di darle una mano e io ho accettato più che volentieri, perchè mi sembrava un’ottima opportunità.
La creatività che abbiamo respirato è stata molto importante a livello formativo, ed è stato bello vedere studenti e professori lavorare gomito a gomito, impegnati anche in lavori di tipo manuale. Non è una cosa che capita così spesso, perchè in ambito accademico di solito si dà più importanza all’aspetto progettuale, mentre durante i workshop si punta molto sulla produzione di oggetti concreti, sulla creatività nel senso stretto della parola.
Lucia: Vorremmo ricordare a tutti della mostra che abbiamo allestito in Aula Gino Valle: abbiamo pensato che fosse bello documentare tutto il lavoro “sotterraneo” di questi giorni. Siamo davvero rimasti stupiti dal numero di persone che si sono messe all’opera ieri notte per sistemare tutto in tempo per oggi, e ci è sembrato giusto documentarlo.
Antonio: Il prossimo anno però dobbiamo comperare un contapassi da far partire a inizio workshop, così poi lo inseriamo nella mostra finale!

Un padiglione sulla scalinata

L’Esposizione Universale a Roma del 1911
Conferenza di Alessandra Muntoni,
ospite del ws di Franco Purini e Laura Thermes

All’interno del workshop condotto da Franco Purini e Laura Thermes, nel quale gli studenti stanno sviluppando il progetto di architetture effimere nella splendida area valliva di Villa Borghese, Alessandra Muntoni, professore di Storia dell’Architettura presso la Facoltà Ludovico Quaroni di Roma, ha tenuto una lezione sulle trasformazioni urbane realizzate in occasione dell’Esposizione Universale del 1911, che hanno determinato l’attuale assetto della valle.
La conferenza dal titolo “L’Esposizione Universale a Roma del 1911” si è svolta a partire dalla ricostruzione del clima politico e culturale della città nel periodo dell’Amministrazione di Ernesto Nathan, nel quale maturò la scelta di realizzare in occasione delle celebrazioni del 50° anniversario dell’Unità di Italia alcuni rilevanti interventi urbani, dal parco dei Giardini di Castello alla sistemazione dell’area intorno alla tardo-cinquecentesca Villa Giulia, opera del Vignola, e di quella corrispondente al di la del Tevere, sedi queste dell’Esposizione vera e propria. Secondo il piano disegnato da Marcello Piacentini, per il collegamento diretto fra le due sponde fu costruito in tempi brevissimi il ponte Risorgimento su progetto di Francois Hennebique .
L’area oltre il Tevere ospitò i padiglioni regionali, le cui architetture in generale ebbero un tono vernacolare e quasi folkloristico, mentre a Valle Giulia i padiglioni della Nazioni e la Galleria Nazionale di Arte, di Cesare Bazzani, si presentarono con caratteri più monumentali e aulici. I progetti furono opera di alcuni tra i più grandi architetti dell’epoca – tra cui Josef Hoffman, il cui l’edificio però andò successivamente distrutto – e in alcuni casi furono sperimentate le nuove tecniche costruttive del cemento armato seppur all’interno di un linguaggio classico. L’Esposizione rappresentò anche un’importante occasione per la definizione paesistica della valle, che vide la messa a dimora di alberi e sculture in continuità con l’architettura dei giardini di Villa Borghese. Nei periodi successivi, intorno al Museo Etrusco di Villa Giulia e alla GNAM, sono state costruite le Accademie Nazionali dell’Austria, del Belgio, della Romania, dell’Olanda, della Danimarca, della Svezia, dell’Egitto, quella Britannica e, più recentemente, del Giappone, nonchè la prima Facoltà di Architettura italiana e le due ambasciate della Bulgaria e della Polonia, architetture immerse nel verde in uno scenario urbano che rimane uno tra i più significativi e affascinati della Roma novecentesca.