Welcome to Detroit: il fascino “sporco” dell’archelogia industriale


Eminem – Lose Yourself


Eminem – Not Afraid

Detroit, detta anche Motor City, è la più grande città del Michigan, nell’area Midwest degli Stati Uniti. La città ha un grande porto sul fiume omonimo, fu fondata nel 1701 da un esploratore francese: il nome viene dalla parola francese détroit, che significa “stretto”e si riferisce alla posizione geografica scelta per la fondazione lungo il corso d’acqua, che collega il piccolo lago St. Clair con il lago Erie. E’ stata sotto il governo francese e britannico, e fu colpita da un grande incendio nel 1805, che distrusse quasi tutto. Dopo il rogo, la città si dotò di un piano simile a quello redatto da Pierre C. L’Enfant per Washington, caratterizzato da viali monumentali alberati e rotatorie che dipanano il traffico a ventaglio verso l’esterno, riprendendo il modello radiale barocco dal Grand Circus Park, nel cuore del quartiere prossimo al teatro.


Spot Imported, Eminem Chrisler

Detroit, detta anche Motor City, è la più grande città del Michigan, nell’area Midwest degli Stati Uniti. La città ha un grande porto sul fiume omonimo, fu fondata nel 1701 da un esploratore francese: il nome viene dalla parola francese détroit, che significa “stretto”e si riferisce alla posizione geografica scelta per la fondazione lungo il corso d’acqua, che collega il piccolo lago St. Clair con il lago Erie. E’ stata sotto il governo francese e britannico, e fu colpita da un grande incendio nel 1805, che distrusse quasi tutto. Dopo il rogo, la città si dotò di un piano simile a quello redatto da Pierre C. L’Enfant per Washington, caratterizzato da viali monumentali alberati e rotatorie che dipanano il traffico a ventaglio verso l’esterno, riprendendo il modello radiale barocco dal Grand Circus Park, nel cuore del quartiere prossimo al teatro.
Nel XIX secolo la città si espanse come centro industriale e commerciale grazie alla posizione sul fiume e alla costruzione di una parallela linea ferroviaria. Il benessere portò alla costruzione di grandi edifici chiamati della Gilded Age, che nel periodo a ridosso della fine della Guerra Civile punteggiarono le città in espansione, a segnare il successo della creazione della moderna economia industriale. L’incremento di produzione di materie prime si riflesse sull’ampliamento della rete dei trasporti e sulla rendita pro capite, mentre la grande azienda (corporation) diveniva la più comune forma di organizzazione produttiva e negli affari si attuava la rivoluzione manageriale.
La Seconda Rivoluzione Industriale diede impulso alla creazione di città e sobborghi industriali nel nordest, generando un nuovo tipo di fabbriche e impianti, ma soprattutto una nuova classe sociale: i lavoratori, le cui organizzazioni aspiravano a contrapporsi all’egemonia dei magnati dell’industria, il cui più significativo gruppo ristretto era chiamato Robber Barons (Baroni ladri).
In questo periodo a Detroit venne dato il soprannome di Parigi d’Occidente per la qualità dell’architettura, la bellezza del Washington Boulevard e l’innovazione dell’elettricità di Edison che lo illuminava. Questa strada, come altre della sua epoca, si vestì dell’estetica Beaux Arts che sottolineava l’architettura di questo tempo, nel gusto del Neo Rinascimento imperante grazie alla ricchezza degli opulenti magnati, a volte filantropi e spesso costruttori.


Broderick Tower in Woodward Boulevard

Il boulevard, seppur rimaneggiato numerose volte, è considerato quartiere di pregio, aggiunto dal 1982 al registro statunitense dei luoghi storici per la presenza di edifici architettonicamente significativi sul tracciato originale del 1807 di August Woodward. All’inizio del XX secolo la strada fu ampliata per rispondere a nuove esigenze, sul modello della Fifth Avenue di New York e, ancora una volta, dei viali europei: oggi un giardino arricchito da sculture divide i due sensi di marcia, ornando il quartiere destinato alla residenza e al commercio, ma molti edifici previsti non furono realizzati a causa della Grande Depressione del 1929.
Nel 1896 Henry Ford costruì la sua prima automobile in laboratorio che aveva affittato e nel 1903 aprì la Ford Motor Company. Negli stessi anni si stabilirono in città le fabbriche Durant, Dodge, Packard e Chysler, trasformandola nella capitale mondiale della produzione automobilistica.
Il proibizionismo si avvalse della posizione della città per far transitare alcolici dal vicino Canada, regalandole prosperità sottobanco e una vitale criminalità commerciale.
La prosperità dell’industria richiamò migliaia di nuovi residenti in cerca di lavoro, specie dal sud degli Stati Uniti, ingigantendo la città e aumentando le tensioni sociali legate all’appartenenza a ceti ed etnie diversi, spingendo i gruppi bianchi ad allontanarsi dalla città, specie dopo la sommossa di Twelfth Street del 1967.
Gli anni dello sviluppo e del successo furono celebrati anche con l’arte: Edsel Ford (figlio di Henry) nel 1930 commissionò al pittore messicano Diego Rivera un ciclo di ventisette affreschi intitolato “L’industria di Detroit”. I dipinti, realizzati in una sala del Detroit Institute of Arts, raccontano i progressi in vari campi della scienza, ma soprattutto la simbiosi degli uomini d’ogni razza ed i macchinari, tesi nella realizzazione di uno scopo sentito come collettivo. Rivera ritrasse la stabilimento Ford di Rouge River a Dearborn, nel Michigan.
Dal 1950 la città ha iniziato un progressivo declino, che le ha fatto perdere circa un milione di abitanti, attraversando gli anni ’73-’79 della crisi petrolifera, giungendo, con alterne vicende, ad una ripresa negli anni ’90.
Gli anni 2000 hanno dato un altro colpo mortale alla città: l’ultima crisi ha portato alla perdita di ulteriori circa 120.000 posti di lavoro tra il 2007 e il 2010. Ciò ha comportato lo svuotamento dello lo stesso numero di abitazioni, che il sindaco Dave Bing prevede di demolire, per sostituirle con parchi e fattorie: lo scopo è restringere l’area urbana, concentrando nelle aree centrali gli investimenti, con un procedimento significativamente denominato downsizing .
Il processo comincerà da Albany Street, una delle aree della città che somma le ferite della disoccupazione al 50 per cento alla fuga degli abitanti: a poche centinaia di metri a Sud dell’Eight Mile, la grande arteria che divide la metropoli del Michigan, fra i quartieri poveri e decadenti, abitati in prevalenza da afroamericani, e gli eleganti sobborghi che si affacciano sul lato Nord, dove a predominare sono i ricchi, quasi sempre sono bianchi.
Il degrado dell’area e la sua distanza dal resto della città è il tema che il rapper Eminem ha descritto nel film autobiografico 8 Mile del 2002 e da allora la situazione non ha fatto che peggiorare.
La mappa del decadimento della città è contenuta nello studio curato dal demografo Kurt Metzger sulle «demolizioni necessarie» che a fine febbraio 2010 ha documentato, quartiere per quartiere, come fra i 359 chilometri quadrati di pianta urbana ve ne siano almeno 168 dove gli abitanti non ci sono più: un terzo della città è disabitata. Costruita per il boom dell’industria dell’auto tanto da chiamarla anche Mototown (o Motown), era pensata per ospitare fino a 5 milioni di persone ma non è mai arrivata oltre i 2,5 milioni ed ora gli abitanti sono scesi a circa 800 mila a causa della crisi dell’industria, aggravata dal crollo immobiliare e dalla recessione, mentre le case produttrici migrano verso i costi minori offerti dagli stati del sud, come il Mississippi. Così sono partite le demolizioni e il ridisegno del perimetro urbano, troppo dilatato rispetto alle reali esigenze della popolazione e delle strutture rimaste. Ad esempio nella zona di Briggs, dove sorgeva il vecchio stadio, si pensa se demolire una stazione dei treni in disuso che venne costruita con fattezze che ricordano i palazzi della Bucarest di Nicolae Ceausescu: questo è oggi un quartiere-fantasma, governato dalle gang che prendono dalle case abbandonate qualsiasi cosa sia vendibile e poi le trasformano in centri di spaccio e prostituzione.


Michigan Central Station

Ci sono sacche di resistenza tra gli abitanti delle aree destinate al ridimensionamento, che non vorrebbero spostarsi né essere circondati da macerie. Per conservare parte dell’edificato e della popolazione, si cerca di preservare i nuclei abitati nell’intorno di infrastrutture di interesse pubblico come scuole ed ospedali che si possono salvare, per far nascere delle isole urbane in grado di generare nuovi quartieri sulle risorse esistenti da salvare. Da qui la decisione di varare norme e regolamenti per incentivare gli investimenti privati nel centro della città, come lo sviluppo dei Casinò lungo il Detroit River. Lungo la Third Street oggi si guardano, simbolicamente, il passato e la speranza per il futuro: da un lato della strada sorge il nuovo sfavillante edificio del Casinò Mgm, con tanto di hotel aggregato, mentre sull’altro lato c’è il precedente, ridotto ad edificio-fantasma al pari del vicino parcheggio multipiano, oramai senza auto.
Intanto i turisti vengono a visitare i resti della vecchia fascinosa Detroit.

Stefania Catinella


United Artists Theater

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