10 thoughts on “W.A.VE. Numero 1

  1. Appena preso! Bellissima grafica, bellissimo il colore scelto e soprattutto ottima impaginazione! Ogni articolo e’ perfettamente valorizzato, per non parlare poi delle splendide foto in facciata! Un’ottimo lavoro! 😀 Niente a che vedere con la roba dell’anno scorso! 😀

    Modalità sarcasmo: OFF

  2. Più che altro, a parte gli scherzi, mi sembra molto poco ispirato dal punto di vista grafico…ma magari mi sbaglio io

    • Forse si,
      ma le ricordo che il primo giornale dedicato alle Mademoiselle è “Le Nouveau Mercure Galant”, o forse ci sbagliamo noi, chi lo sa…
      Perdoni l’ironia, non conosco il suo nome.
      Alcune curiosità:
      Cos’è ispirazione? Esiste un punto di vista, ad angolo di campo ristretto, per ciò che concerne la sfera della grafica?
      Chi le scrive non è certo un grafico, sono Massimiliano Ciammaichella e in questo ws coordino la redazione blog e multimedia, Leonardo Sonnoli la redazione grafica.
      Sicuramente sono di parte, ma apprezzo chi ha il coraggio di percorrere strade alternative e rompere gli schemi del consueto in ogni progetto.
      Da anni ho notato che gli studenti amano disegnare e scrivere appunti sul giornale e il giornale è a voi dedicato.
      Ci venga a trovare nella redazione, Leonardo e le sue collaboratrici avranno il piacere di condividere con lei le scelte di progetto.
      La ringrazio per aver condiviso con noi il suo pensiero.

      MC

  3. Apprezzo molto l’ironia al riguardo, e le confido che i miei commenti su Le Nouveau Mercure Galant erano altrettanto apprezzati alla fine del ‘700 :p

    Sa, io penso che le strade alternative debbano essere percorse soprattutto alla luce dell’aridità artistica dilagante in questo periodo; ma allo stesso modo penso che ci siano modi e modi per rompere gli schemi e lo stile grafico del numero 1 di WAVe non era uno di questi. Non ha un colore accattivante, le pagine sono vuote e tristi, le foto troppo piccole e gli articoli collocati senza un senso ben preciso all’interno della facciata. E questi che Le dico sono dati oggettivi.
    Per carità, non mi fraintenda, non voglio accusare il reparto grafico di lavorare poco e male, non mi permetterei mai! Ma volevo solo riferire che, la strada intrapresa a mio gusto personale, non è delle più interessanti.

    Comunque si fidi di una signora d’altri tempi come me….parlo con cognizione di causa e quello che le scrivo è anche la voce di tanti studenti che amano confidarsi con la sottoscritta 😉
    Calesse permettendo cercherò di farle visita il prima possibile per discutere di ciò assieme.
    La ringrazio per aver pubblicato i miei commenti

    Mlle P.

    • Gentilissima Mlle P.,
      la raggiungerà il mio cocchiere con la carrozza.

      Cordialmente,

      MC

  4. Buongiorno a tutti!
    vedo ora con curiosità i due pdf del giornale del Workshop.
    Non intendo in realtà fomentare la Mademoiselle che ha monopolizzato i commenti di questo blog, però neanche riuscirei a dargli torto su quel che dice, fuori e dentro le righe..
    Credo che sperimentare nuove impaginazioni sia una delle prime cose da fare al giorno d’oggi, dato che il giornale cartaceo di per sé dimostra di avere vita ancora per poco. Qui però ci vedo Spazi bianchi, Macchie di colori smorti che né mi annunciano né mi presentano niente. Messi lì per sé stessi e niente più.
    Quel che mi trasmette è spreco, di spazio. Questo non mi molesta dal momento che mi si presenta in forma di allegato digitale; però a immaginarmelo nel cartaceo, allora si, che ne andiamo a sprecare di carta e di tempo.

    Un peccato.

    Ad ogni modo, sono sicuro che possa essere apprezzato da molti altri studenti che la vedono diversamente da me.
    Fortunatamente, il mondo è bello perché è vario, e il mio non vuol essere un gesto d’arroganza, solo una parentesi personale.

    Buon lavoro a voi!
    G.

  5. Gentile Giulio,
    grazie per avere espresso il suo pensiero.
    Il nostro ws ha una natura mista: in una giornata i ragazzi devono scrivere testi pubblicare video, fotografare, impaginare un giornale con un formato che non può essere variato.
    Mi spiace che sulla questione copertina nessuno si sia accorto della funzionalità nel dimezzare il formato piegandolo a metà nella quarta.
    Ribadisco che non sono un grafico, esprimo semplicemente il mio pensiero in qualità di docente e coordinatore scientifico della redazione multimedia e blog.
    Vedo i ragazzi lavorare tantissimo, scrivono molto bene e i giornali sono fatti per essere letti. Qualche commento sui contenuti?
    A mio avviso il vuoto apparente da peso alle parole che si è deciso di pubblicare, quante esse siano è una scelta editoriale.
    Mi piace constatare che al giornale quest’anno ci teniate molto, nelle scorse edizioni dei ws, di solito, gli studenti ci disegnavano sopra o ci scrivevano, la redazione grafica vi concede spazio.
    Abbiamo studenti del primo anno di architettura che hanno molta voglia di imimparare. Alcuni hanno prodotto dei video in una giornata, senza aver mai preso in mano una videocamera, sono fiero e orgoglioso dei miei studenti.
    Mi scuso personalmente se qualcosa va storto ma il lavoro di tutti noi si vede.

    Sarei curioso di valutare quanto prodotto in tre giorni nei ws di chi gioca a interpretare il ruolo di tutor e di chi non ha il coraggio di firmarsi urlando alla vergogna.

    Vedi i commenti al numero 2 del giornale.

    P.S. W.A.VE. […] Bene o male purchè se ne parli.

    Cordiali saluti

    MC

  6. Gentile Massimiliano,
    prima di passare all’argomento dei contenuti editoriali, vorrei esplicitare un mio pensiero che sicuramente può essere sostenuto dalla storia delle innovazioni tecniche e artistiche della nostra società, ovvero (prometto che sarò breve e indolore!), è bene sorridere e congratularsi di ricevere numerose critiche negative piuttosto che i soliti elogi, in quanto probabilmente possiamo identificare il nostro progetto come potenzialmente pioneristico, poiché sta smuovendo quelle abitudini di cui siamo tanto assuefatti.

    Chissà sarà il tempo a dire se tutto ciò avrà scatenato un cambiamento dei punti di vista tra le persone, o semplicemente affogherà come un sasso nell’acqua.
    In ambedue le possibilità, c’è da gratificare lo sforzo di essersi esposti, di aver “rischiato” e di averci messo la faccia.
    Fallimento o successo, ne sarà valsa la pena; a maggior ragione con il fallimento si apprenderanno molte più nozioni che saranno un buon bagaglio per i prossimi progetti.

    Io per primo mi rendo conto che, la gran parte delle cose che apprezzo veramente hanno dovuto passare attraverso
    – iniziale incapacità di comprensione;
    – successivo disprezzo, dovuto al naturale rifiuto a voler comprendere/cambiare/disassuefarmi dall’abitudine;
    – finale apprezzamento del nuovo/diverso.

    Ritornando alla “valutazione” di questo lavoro, comincio a comprendere il vostro tentativo di “dedicare spazio allo studente” al fine da riscattarlo in quello che possiamo chiamare “prosumer” di informazioni, ovvero un produttore-consumatore (il neologismo in inglese sicuramente rende l’idea).

    Sicuramente il formato PDF in questo caso diventa obsoleto e inefficace nel trasmettere questa intenzione se mantiene la stessa impostazione del cartaceo; questa sua peculiarità la trovo però interessante se si pensa che ribalta quella moda odierna che denigra il supporto cartaceo con l’intento di sostituirlo col digitale (malgrado tuttora incapace di sostituirlo appieno).

    Intenzioni a parte, è innegabile che l’esposizione a rischi ci porta a sbagliare spesso e volentieri: è per questo che subentra la necessità di saper incassare soprattutto quelle critiche dirette e di mal gusto, poiché saranno esse che ci smuoveranno davvero inducendoci a correggere e migliorare cada giorno il nostro prodotto.

    Ora che ho parlato di quel che vedo nel potenziale, proseguo rapidamente al concreto:

    – L’intenzione purtroppo non è stata recepita,ne da me ne a quanto pare dagli altri utenti che qui si sono espressi; personalmente però, non avendo avuto la possibilità di relazionarmi con il cartaceo, accetto il tuo “aiuto esterno” e proseguo oltre (importante però ricordare, che è il progetto che deve parlare da se, non il progettista!).

    – Vedo un ibrido né ben fatto né da cestinare, un ibrido che scompone le classiche griglie dell’impaginazione di un quotidiano per aggiungere nuove “strumentazioni”; questo però non riesce a creare un nuovo supporto grafico utile a raggiungere i suoi scopi. Resta sostanzialmente un ibrido, in attesa di trovare una soluzione visiva finale che l’utente accetti-apprezzi-utilizzi.

    – Ad ogni modo credo che di giorni ce ne siano ancora a sufficienza prima della fine del workshop, consiglio perciò di non fermarvi a questa soluzione grafica, anzi di spingerla con vari tentativi verso una forma più identificativa, più “ergonomica”, più comprensibile e più compatibile.

    – Se si vuole creare un nuovo strumento, non è possibile basarsi sui vecchi supporti, al massimo si possono prendere come riferimento di base.

    Come già detto vedo che l’opera di scomposizione è stata eseguita, vi sprono quindi ora a passare al processo di ricomposizione, perché no incitando gli alunni attraverso il giornale stesso a contribuire con un proprio commento sul blog, o ancora meglio (anche per restare sulla politica del non-digitale) a farvi consegnare in redazione bozze e revisioni direttamente tracciate sul giornale che possano aiutare a renderlo più intuitivo.

    Lascio sospese le conclusioni per i prossimi giorni, nel frattempo spero di potervi essere stato d’ispirazione.
    Buona continuazione!
    G.

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