I numeri hanno significati variamente interpretabili

Nella nostra vita quasi tutto è opinabile. Considerato quanti siamo sulla faccia della terra, si può quasi certamente ritenere un fatto positivo, che garantisce la varietà del giudizio, delle abitudini, dei prodotti, dei comportamenti, ecc.
Poi ci sono alcune cose sulle quali riduciamo i margini di discussione perché ci è necessario un accordo a priori: i diritti, le leggi, e altre cose serie.
Bene.
Nel vasto campo delle cose che si possono discutere rientra anche l’operato ed i risultati di chi si cimenta in attività che preminentemente, anche se a qualcuno sfugge, sono didattiche.
Qui, nel Workshop “W.A.VE”, si producono delle cose diverse da quelle che si vedono negli altri laboratori, e che, per loro natura, vocazione e modalità di diffusione, sono oggetti sui quali ognuno può voler dire la propria.
Alcune di queste opinioni, quelle più sgradevoli e gratuite o le critiche circostanziate, sinceramente dispiacciono, è ovvio e naturale.
Però io, stasera, ho voluto fare un po’ di proporzioni, ed ora vi racconto che cosa mi ha colpita.
Una certa veemenza, la sensazione di un accanimento non casuale, hanno destato anche in me, in questi giorni, un certo urtamento di riflesso verso delle critiche, che non condivido, sul lavoro della sezione grafica: anche io sono rimasta sorpresa dal primo numero, ma mi è piaciuto vedere che in una scuola si tenti di offrire la possibilità di partecipare ad una sperimentazione così diversa, e che fuori dalle mura protette dell’università sarà difficile da ritrovare.
E subito dopo mi è piaciuto quello che vedevo.

Come dicevo, stasera ho formulato pensieri diversi da quelli di fastidio su menzionati.
Vengono pubblicate 1500-2000 copie del giornale e noi facciamo fatica a vederle: in molti vengono in aula a lamentarsi che non le trovano.
Ci sono, evidentemente, folle di lettori inferociti e disgustati che ne fanno incetta per privare gli altri di tale orrenda vista…
Ho scorso il blog, e ho fatto la conta dei commenti: in totale 19 commenti, inclusi i negativi, sui 4 numeri editi ad oggi.
Abbondando, diciamo 10 sono negativi.
Poi ho verificato i dati di afflusso del blog in questi giorni: 18732 contatti dal 27 giugno, una media di 4683 al giorno.
I commenti negativi sono dunque lo 0,002% dei contatti.

Ammazza!
Che botta micidiale, davvero un insuccesso colossale se ben meno dell’1% degli utenti dice che non gli piace il giornale.
Almeno questo suscita qualche commento, in passato mi pare di ricordare fosse lettera morta.

Quella percentuale irrisoria non è priva di senso, di certo dà voce ad un numero maggiore di insoddisfatti o perplessi, ed in ogni caso è degno di attenzione e risposta, poichè offre spunti di riflessione, discussione e confronto.
Qui non ci manca, mi pare, la disponibilità al dialogo.
Però dobbiamo anche lasciar correre, i numeri significano qualcosa…

Stefania Catinella

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12 thoughts on “I numeri hanno significati variamente interpretabili

  1. Credo siano state spese parole giustissime sul lavoro di questa redazione, in tutte le sue componenti. Sulle qualità di sperimentazione, sulle caratteristiche del prodotto, sulla volontà (come sottolineato in altre risposte dal prof. Massimiliano Ciammaichella) di insegnare a degli studenti di architettura il significato di produrre un quotidiano e un blog, e non è cosa da poco. Credo vada sottolineata, soprattutto, la disponibilità totale da parte di tutti di fornire risposte in merito a qualsiasi dubbio, editoriale o grafico che sia. Aule 1.5 e 1.6 Magazzini. Nel frattempo, buon lavoro a tutti

    Giacomo

  2. Il fatto che meno dell’1% degli studenti abbia espresso commenti negativi sulla grafica del giornalino non implica necessariamente che il restante 99% la apprezzi…!Fate un bel sondaggio, chiedete ad ogni singolo studente cosa ne pensa e POI tirate le somme!

  3. Il sondaggio già c’è,
    in facebook è attiva la pagina di Wave quindi potete sollevare un pollice o abbassarlo, nulla di più facile.
    Saper argomentare il perchè del proprio gusto, in fatto di stile, o esprimere una critica puntuale invece, da quanto si legge nei commenti, pare arduo…

  4. Ho seguito il blog e letto il giornale delle edizioni 2009-2010.
    Sto seguendo con attenzione blog e giornale 2011 e mi sento di dire che l’impostazione grafica di quest’anno mi piace di più. La trovo più elegante e invitante, anche gli articoli sono più facilmente leggibili. Mi sembra che stiate producendo un giornale con un’impostazione meno banale (e da futuri architetti mi aspetto prodotti non scontati e di classe).
    Intravvedo fra le righe un grande lavoro che genera con successo sintesi e semplicità.
    La mia è una voce dall’esterno in quanto non appartengo nè al mondo dell’architettura, nè al mondo IUAV; mi piace però seguire i vostri laboratori perchè mi danno spunti di riflessione e mi consentono di curiosare in esperienze formative originali e di qualità.

  5. Credo ci sia una cosa da notare: gli scorsi anni i commenti ai giornali pubblicati sul blog erano praticamente inesistenti. E a quanto pare l’impostazione grafica era condivisa in modo silenzioso. Ritengo che il comportamento non sia mutato. Chi tace, lo fa perché non ha molto da dire, negativo o positivo che sia. Accogliamo con attenzione anche le critiche negative quando motivate e argomentate, e lo spazio del blog è il luogo adeguato per porle. I commenti negativi sono stati conteggiati, non possiamo conoscere il pensiero di chi non lo esprime, visto che l’onniscienza è una dote di cui ancora nessuno di noi dispone.

    Giacomo

  6. cosa c’entra…non si tratta di meri dati matematici..ma del buon gusto e del sapere fare le cose per una università di architettura….

  7. cosa c’entra…non si tratta di meri dati matematici..ma del buon gusto e del sapere fare le cose per una università di architettura….

  8. Esatto!
    Buon gusto, ma soprattutto: buona educazione.
    Franchi e Carlo sono un clone o in due riescono a formulare un solo pensiero?

  9. Questa mattina sono stata informata dai miei messi della presenza di un articolo sul blog che con molta probabilità riguarda anche me.
    Che dire, le passeggiate nei giardini del palazzo richiedono molto tempo e solo ora ho trovato modo per scrivervi.
    Io sono fermamente convinta che le percentuali non possano indicare il vero umore degli studenti.
    Molti non scrivono sul blog nonostante le visite. Alla maggior parte dei ragazzi scoccia lasciare la propria mail e soprattutto scoccia scrivere.
    Del resto io non ho fatto altro che riportare la voce dei corridoi…voce che spesso non raggiunge il blog o la pagina facebook.
    Le parole dette dagli studenti sfogliando il giornale non sono le stesse impressioni poi riportate sul web. E’ come un duello tra Mosquetaire et Chevalier.
    Continuo a considerare l’opera fondamentalmente non riuscita e non in grado di rispecchiare l’immagine dei WorkShop. E come me, altre decine di studenti che non si sentono limitati dall’essere il meno dell’1%.
    Potrebbe essere meglio; potrebbe avere pagine meno vuote, colori e disegni più accattivanti, foto più ispirate e non così anonime.
    Questi sono consigli, non accuse prive di logica e poco costruttive.
    Vogliamo parlare poi dell’accavallarsi poco decoroso di testi e foto? Difficilmente riesco a cogliere il perché di questa operazione.
    Per terminare sono contenta che continuiate a darmi modo di esprimere la mia opinione. Affronto queste discussioni con molta simpatia nei vostri confronti; anche perché mi sembra di cogliere finalmente un interesse in più da parte di tutti.

    Sperando di essere stata meno tagliente di una Petite-Louise

    Votre Mademoiselle Pamplemousse

  10. Gentile “Mademoiselle”,
    abbiamo ampiamente risposto a tutte le domande e invitato lei e gli altri a venire in redazione a trovarci. Non interverrò più nella questione perchè trovo tutto ciò abbastanza noioso, arrivati a questo punto.

    Solo due considerazioni:
    1) I commenti si fanno argomentando con solide basi oggettive e nel rispetto degli altri, ricordo a tutti, studenti e non, che l’educazione viene prima di tutto e questo è un workshop come lo sono gli altri 29!
    2) Chi si fa porta voce di un gruppo, come fa lei con gli studenti, dovrebbe avere la grazia di firmarsi con il nome e cognome reali non crede?
    Descrive gli studenti come dei pavidi bisognosi di una guida, a mio avviso invece sono adulti.

    Cordiali saluti.

    Massimiliano Ciammaichella

  11. non capisco perchè continuate a ribattere o a giustificarvi…provate a cambiare la grafica del giornale,cosi avrete degli commenti positivi no?dopotutto fate questa cosa per tutti gli studenti e non per voi stessi…..

    • Più o meno gentile CP, forse ti sta sfuggendo un concetto base.
      Qui nessuno di noi ha intenzione di giustificare nulla.
      Non dobbiamo giustificare il nostro lavoro individuale o collettivo, né darne conto a te o ad altri. Alle critiche e alle osservazioni abbiamo risposto perché siamo persone aperte al confronto, capaci di accogliere punti di vista diversi.
      Questo NON significa che queste osservazioni si possano tramutare in un cambio di rotta.
      Ciò per alcune ragioni pratiche.
      Prima di tutto, questo è un workshop, un laboratorio.
      Per sua natura, dunque, un luogo di studio e sperimentazione, in cui gli studenti vengono coinvolti nella realizzazione di un progetto, in questo caso composito e suddiviso in aree tematiche specifiche.
      Sei per caso andata dagli altri docenti a contestargli l’area di progetto scelta o il modo in cui indirizzano lo sviluppo delle idee degli studenti?
      Che ti piaccia o meno, quello che facciamo è svolgere un tema di laboratorio, già definito. Trattandosi di giornale e blog, il confronto sugli esiti è una possibilità che è stato scelto di avere.
      Potevano restare chiusi e sordi anche alle poche voci che dissentono. Sorvolando la questione numeri, ampiamente illustrata, come ho già scritto, ci sarà qualcuno in più a non gradire i prodotti di questo workshop, ma:
      A) non è rilevante ai fini del progetto didattico;
      B) se non ci sono segnalazioni significative, perché dovremmo credere alla voce di uno sparuto gruppo di critici?
      C) se uno è tanto dissenziente ma non fa la fatica di dirlo, vuol dire che la questione non è abbastanza importante, quindi ancora una volta il problema non sussiste per noi e per i supposti “numerossissimi” scontenti.

      Quindi, per capirci, spero in modo definitivo: qui non è in corso una tavola rotonda con gli utenti per cercare di indirizzare a loro gusto i prodotti del workshop.
      Dato che coloro che intervengono sono sempre gli stessi, con gli stessi argomenti e la stessa arroganza di pretendere che per il solo fatto di essersi degnati di dichiarare il loro mancato apprezzamento si debba scattare sull’attenti, mi pare che la discussione sia sterile, oltre che gratuita per le ragioni già ricordate.

      Aggiungo ancora una cosa.
      In genere sono favorevole e contenta della possibilità offerta dal web di interagire via identità fittizie che ci cuciamo addosso secondo i contesti.
      Qui però rientriamo in un’eccezione. Questo non è un forum in cui tutti sono solo quello che decidono di essere.
      Qui le persone che lavorano al workshop (docenti, tutor e collaboratori, studenti) hanno un nome ed un cognome noto, una faccia univoca.
      E’ molto poco equilibrato e corretto perseverare nelle critiche anonime e pretendere di avere spazio e soddisfazione.

      Quello che mi compiace terribilmente è la consapevolezza che qui, tutti noi, ci siamo comportati nel modo più civile ed aperto anche verso chi sembra più voler disturbare più che fare semplici osservazioni (che per altro hanno già avuto il loro spazio e non necessitano ulteriori ripetizioni).

      Concludendo: tu, o chi per te, vuoi dire che non ti piace il tema, l’oggetto, il prodotto di questo workshop? Ne hai facoltà.
      Ti aspetti che con bacchetta magica si cambi il giornale perché non ti piace? Peccato, ti sei sbagliata.
      Si terrà conto delle opinioni espresse per il futuro, se ritenute costruttive.

      Futuro remoto, non prossimo.

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