Seduti all’Iuav

Nella facoltà di architettura, dove studio, ci sono molti tavoli e molte sedie. A dire il vero le sedie non sono nemmeno tantissime.
A volte si è inconsapevoli nel partecipare a quel vecchio gioco in cui si fa andare la musica e poi con uno stop ci si deve sedere.
Spesso si rimane senza sedia…
Comunque, quello che volevo dire è che, mentre i tavoli sono tutti uguali (i celebri Tavoli di Carlo Scarpa), le sedie sono di tipi assai diversi, ognuna con le sue peculiarità.
Passerò ora a illustrarvele tutte, o quasi, di modo che se un giorno doveste per caso ritrovarvi allo Iuav, avrete modo di scegliere la sedia che più vi aggrada…


Formal Chair
E’ forse la più comune. La possiamo trovare anche nella versione da 5 saldate assieme, a formare una sorta di panca, come si può constatare nell’auditorium. Ha il difetto di essere un po’ pesante, inoltre essendo completamente in metallo, saldato sommariamente, è facile trovarne di rotte.
Piccola nota: di questa sedia sono disponibili anche alcuni esemplari (forse solo uno) di colore arancione.
La versione in nero mantiene quell’eleganza capace di adattarla alle diverse occasioni, come ad esempio gli esami.
La sedia arancione si presta bene alle revisioni.


Strong Chair
E’ molto comoda e poi è di legno, quindi calda e accogliente.
Forse è un po’ grandicella e discretamente pesante. Quindi se state cercando una sedia da portare in un’altra aula io ve la sconsiglio. Se invece dovete decidere dove sedervi e questa sedia è già in loco, sceglietela, non vi deluderà.
Oltre al modello della foto, ce ne sono altri molto simili ma di un legno più pregiato (perlomeno alla vista). Il confort della sedia non dovrebbe variare.


Cool Chair
Si è rivelata un epic fail.
E’ un caso alquanto bizzarro che sia stata scelta per una facoltà.
Ha un design all’avanguardia, ma se osserviamo i dettagli ci accorgiamo che è mal progettata. I suoi “punti deboli” risiedono nelle immancabili crepe e si corre anche il rischio di rimanerci incastrati.


Informal Chair
Siamo giunti al pezzo forte!
Questa sedia unisce le comode forme della sedia in legno (è praticamente uguale) alla leggerezza della plastica.
È la sedia migliore da trasportare nelle aule, ma c’è di più: la plastica che la compone presenta una trama che impedisce, o perlomeno riduce, lo scivolamento del posteriore quando la lezione si fa davvero noiosa.
A mio vedere questa sedia è un must, ma trovarla è un’impresa. Ci sono solo pochi esemplari.


Vintage Chair
Questa sedia è molto comune.
Le sue forme non ne determinano una gran comodità e l’attacco tra la plastica, della seduta, e il metallo, delle gambe, è davvero molto debole, così la sedia si rompe con estrema facilità.
E’ la veterana dell’università Iuav, tant’è che molti nostri docenti ricordano di essercisi seduti quando erano ancora studenti.


Legend Chair
[Foto procurata da Simone Manfreo, che fugacemente ha intravisto la sedia leggendaria]
Siamo giunti alla fine di questa analisi delle sedie Iuav, ma chiudiamo in bellezza!
Questa sedia, per ovvie ragioni non posseggo la foto (edit: ora c’è, ma vabbè…), è leggendaria.
Se fosse una carta dei Pokèmon sarebbe Charizard: brillante e ultra rara.
Ne avevo sentito parlare a lungo e solo una volta ho avuto modo di incontrarla e di sedermici sopra, apprezzandone le sue sublimi doti di confort e praticità.
Dunque: questa sedia ha lo schienale e la seduta imbottiti! E non solo, lo schienale è reclinabile!
Come potrete facilmente immaginare, è oggetto di contesa in tutte le aule dello Iuav.
E’ praticamente impossibile da trovare, ne esiste solo un esemplare.
UNO!

Paolo Richelli

Il mio blog

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6 risposte a "Seduti all’Iuav"

  1. Invito l’autore ad andare alla ricerca della Formal Chair rossa. Esiste in cotonificio, e sul serio, è il top!

  2. caro amico, non so di che anno sei, ma hai fatto un ottimo lavoro di classificazione. Oserei dire però che ho visto altre sedie introvabili in giro per le varie aule in questi tre anni, una adirittura con le rotelle!!!! e l’ Informal Chair non è poi così introvabile, io la cerco sempre e ovunque e, sarà fortuna, ma la trovo sempre! Miriam Peraro

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