I am an Urban Sketcher

All’inizio del primo semestre della carriera universitaria allo Iuav, una delle varie richieste è quella di iniziare a fare schizzi di architetture esistenti o di formulare le prime ipotesi di progetto, basandosi sulla propria immaginazione.
Questa consegna diviene il primo approccio al disegno per molti, soprattutto per chi ha passato i suoi ultimi anni sui libri senza vedere niente altro che non fossero parole, parole, parole; la criticità si supera soltanto con l’esercizio, poi diviene una seconda forma di espressione e la capacità di scrivere diviene quasi superflua rispetto al linguaggio delle immagini.

Nel caso degli studenti di architettura, sta poi nella costanza e nella passione mantenere la bella abitudine di avere sempre con sé un taccuino per gli schizzi, una moleskine o qualsiasi altro quadernetto che racchiuda le proprie visioni, ed una penna o matita, che ne tracci il segno.

Qualcun altro invece fa diventare la propria passione per lo schizzo urbano una professione, legata molto più all’ambito artistico che progettuale, ed i suoi taccuini divengono libri, veri e propri “Carnet de Vojage” che portano a scoprire terre lontane e luoghi vicini, con prospettive e sensibilità sempre differenti; il lettore si lascia trasportare in una passeggiata immaginaria tra chine ed acquerelli che rileggono la città sotto occhi diversi, occhi d’artista.

Questi illustratori si definiscono Urban Sketchers, e come ogni gruppo di artisti ha un proprio manifesto:

URBAN SKETCHERS MANIFESTO
1. Disegniamo sul posto, all’aperto o al chiuso, catturando ciò che vediamo con la diretta osservazione
2. I nostri disegni raccontano la storia di ciò che ci circonda, dei luoghi dove viviamo e di quelli dove viaggiamo
3. I nostri disegni sono una registrazione del tempo e dello spazio
4. Siamo fedeli alle scene che osserviamo
5. Utilizziamo ogni genere di strumento e preserviamo il nostro stile individuale
6. Ci sosteniamo a vicenda e disegniamo insieme
7. Condividiamo i nostri disegni online
8. Mostriamo il mondo, un disegno alla volta.

Andrea Longhi, trevigiano, è un urban sketcher che ho disturbato durante il suo soggiorno a Carrara. Ha studiato alla scuola del fumetto di Milano ed ora lavora come illustratore presso Arterion Press, collabora inoltre con il Treviso Comic Book Festival e presenzia a molti altri eventi legati al mondo del fumetto, di cui è un grande appassionato.

Quando e come è entrata l’architettura nelle tue illustrazioni?
Andrea Longhi: “Da qualche anno lavoro come illustratore: mi ero reso conto di essere debole con la prospettiva e le ambientazioni, così per allenarmi ho preso un mano il taccuino e la penna ed ho cominciato a disegnare per strada.”

Quali elementi delle architetture ti affascinano di più?
AL: “Le imperfezioni, le crepe, il muro storto, l’erbaccia che cresce nelle grondaie… le “imperfezioni”.Gli edifici sono come le persone: i vecchi sono più interessanti da disegnare perché hanno le rughe, i segni del tempo, si vede che hanno vissuto, che hanno una storia.”

Quanto ti hanno influenzato i viaggi all’estero ed il contatto con popoli diversi nel rappresentare i diversi luoghi?
AL: “Ho viaggiato molto in Francia e altri paesi d’Europa ricchi di storia ed edifici che portano i segni del tempo, per riallacciarmi alla risposta precedente, ma una bella scoperta è stata la Cina, dove c’è un’architettura dall’estetica e dalle soluzioni tecniche differenti da quelle che siamo abituati a vedere qui. Il mio background di geometra mi ha puntato l’attenzione su alcune soluzioni di incastri e vincoli, dell’uso del legno per costruzioni molto complesse come pagode o ponti.”

Su quale punto o elemento focalizzi la tua attenzione quando inizi un disegno?
AL: “Cerco un elemento che possa fungere da “metro di misura” o meglio di paragone, un lampione un ponte… solitamente qualcosa di orizzontale o verticale in modo che sia facile fare le proporzioni.
Dovendo riprodurre ciò che vedo su un supporto bidimensionale cerco di annullare la mia percezioni della terza dimensione e riduco il lavoro ad una semplice problema di proporzioni.”

Che tecnica utilizzi?
AL: “Spazio abbastanza con le tecniche a seconda del soggetto, del tempo a disposizione, della condizioni meteo, del mio umore… L’unica fattore che rimane costate è la dimensione che è sempre contenuta dovendo lavorare su quaderni (pratici da portare in giro).
In linea di massima disegno direttamente a penna e con l’acquerello do luci e ombre.”

Quanto tempo impieghi solitamente per un disegno di un contesto urbano?
AL: “Anche qui dipende dalla temperatura: disegnare a – 7°C in Germania ha delle difficoltà, disegnare in Cina a 42°C con l’85% di umidità ne ha altre), la possibilità o meno di sedersi e ovviamente dalla difficoltà del soggetto, un palazzo europeo non ha la stessa difficoltà di un palazzo cinese del 1200.”

Segui i principi della prospettiva o ti basi più sull’approssimazione?
AL: “Se guardiamo le rotaie che puntano l’orizzonte le vedremo congiungersi ma sappiamo che in realtà non si incontreranno mai. Quindi si tratta di un’illusione.
Pertanto mi “limito” a riprodurre ciò che vedo e lo accetto per quello che è senza pormi il problema di avere una regola per risolvere i problemi del disegno.”

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2 thoughts on “I am an Urban Sketcher

  1. Finalmente un corso di disegno come si deve, sono passati 12 anni prima che se ne potesse vedere uno anche a Venezia.
    All’estero, o per lo meno dove sono stato io, è sempre stata pratica normale, assieme a quella di far giocare le persone con i colori…
    Vi auguro un buon lavoro

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