WS 2012 IN PROCESS. Ben Nesbeitt

Camere di Luce
18 luglio 2012

Sopralluogo a san Francesco della Vigna-Ex Gasometri.
Foto di Alessandro Cannavà

Avvicinandosi agli ultimi intensi giorni di Workshop c’è poco tempo per pensare. Adesso però siamo diversi, abbiamo sviluppato un differente modo di essere, di fare, di reagire. Nel nostro Workshop speriamo di rappresentare al meglio un’alta percentuale dei concept che sono stati considerati dai nostri diciotto gruppi di studenti. Ognuno è un esperimento ma l’indagine è stata sviluppata solo in queste tre settimane, quindi è tutto continuamente in progress.
Alcuni gruppi hanno una visione molto chiara. Hanno preso una posizione dello spazio urbano degli ex-gasometri a San Francesco della Vigna, indirizzando i loro sforzi in un programma prestabilito, calibrando gli ingressi e le camere per le possibili attività. Dono della rinascita. Interventi con la luce. In alcuni casi il risultato è un minimo intervento architettonico, in altri l’architettura è più costruita. L’idea è uno spazio pubblico atipico, articolato in maniera differente rispetto alle consuete amenità del campo veneziano. Lo spazio può accogliere gruppi di età differenti, l’occupazione transitoria creata dal Terminal suggerisce momenti alterni di movimento o stasi. Lo sforzo è stato anche quello di correlare questi concetti a un secondo livello del programma, quello dei fenomeni luminosi. In ogni caso abbiamo aperto delle potenzialità con schizzi, modelli e fotografie che documentano l’imprevedibile fenomeno della luce, l’elemento creativo della sorpresa…
Ora stiamo lavorando a una esperienza immersiva in aula. Possiamo creare un’installazione di luce capace di evocare un’atmosfera suggestiva in scala 1:1? Compressione, discesa, emersione. Spazi multipli. Gioco e libertà di movimento. Abbiamo tentato di sintetizzare le molte conversazioni e schizzi dei nostri gruppi, ora useremo una serie di luci e filtri, nastri di tessuto, gruppi di tavoli – per creare un sistema flessibile. Quindi la realizzazione non è la fine, ci aspettiamo che ogni iterazione sia imperfetta.
Tutto questo per esplorare i quesiti di trasformazione e connessione a un luogo – in questo caso Venezia, all’angolo nord del sestiere di Castello. Al posto dell’attuale tendenza alla progettazione attraverso superfici (dove la luce è ridotta a divertimento o moda), noi privilegiamo qualcosa di più tangibile e viscerale. Come noi abitiamo questo luogo nella nostra mente guardiamo a un intervento che chieda alla gente di partecipare alla sua vita.
E’ una sorta di punto di incontro: un invito.


Foto di Alessandro Cannavà

Approaching the final day of Workshop intensity there is little time to think. But actually we are in a different mode, a quite direct way of being, making, and reacting. In our workshop we hope to realize a strong percentage of concepts we have considered in our 18 groups of students. Each is an experiment but the investigation has just opened in these 3 weeks. So we are now–continually–in process.
Some groups are very defined in their vision. They have taken a position on the urbanity of the ex-gasometri site at San Francesco della Vigna, placed their generosity in a chosen program, callibrated the entrances and chambers for that possible life. Gifts of regeneration. Interventions with light. In some cases the result is a minimal brief of architecture; others are more built-up. The idea is an atypical public space, activated differently from the normal amenities of a campo. It may involve multiple age groups and the transitory occupancy created by the Terminal–suggesting different rhythms of motion or stasis. Together the effort has been to correlate those concepts to a second layer of program, one of light phenomena. In all cases we have unlocked potentials by sketches or model photographs that document the unpredictable phenomena of light. The creative element of surprise…
Now we are in process on an immersive piece in the studio. Can we make a light installation that will invoke the senses in a 1 to 1 atmospheric place? Compression, descent, emerging. Multiplied space. Play, and freedom of movement. We have tried to synthesize the many conversations and sketches of our groups, now using a series of lights and filters, ribbons of fabric, massing of tables–to make flexible systems. So the making is not the end, and we expect every iteration to be imperfect. In fact it is adjustable in reaction to our hands and eyes until midnight on 19 July. We will see.
All of this is to explore questions of transformation and connecting to a place–in this case Venezia, at the northern edge of Sestiere Castello. In lieu of the current trend of preoccupation with surface design (where light is reduced fashion or entertainment), we favor something more tangible and visceral. As we inhabit this place in our mind we look for an intervention that asks people to participate in its life.

It is a kind of meeting point: an invitation.

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