40.000 hours


40.000 HOURS
SCHOOLS PROJECT INSTALLATION, BIENNALE INTERNAZIONALE DI ARCHITETTURA DI VENEZIA 2012, GIARDINI, PADIGLIONE ITALIA.
Il tema di questa Biennale 2012 è ciò che abbiamo in comune. L’ambizione di Common Ground è soprattutto quella di affermare l’esistenza di una cultura architettonica costituita, però, non solo da singoli talenti, ma anche e soprattutto da un ricco patrimonio di autori “sconosciuti”, di molte idee valide e differenti riunite in una storia comune, in ambizioni comuni, in contesti e ideali collettivi.

Common Ground ri-spiega ed enfatizza l’importanza e l’utilità di progetti condivisi che meglio alimentano immaginario collettivo rispetto alle opere uniche di solitarie – seppur splendenti – stelle. Chipperfield sembra domandare agli architetti di riavviare un dialogo, spesso perduto talora sottovalutato, tra idea, progetto, committente, fruitore, saperi vari; di riportare la cultura “alta” su un piano comprensibile e condiviso dalla maggioranza.

Condivisione, trasmissione, dialogo… sono le premesse della mostra 40.000 Hours Scuole di Architettura, dove prevale il senso di Scuola e non il merito del singolo studente (o del docente). In una sala tutta bianca, ricoperta da scaffalature trovano posto plastici, a centinaia, provenienti dalle scuole di architettura che hanno risposto alla call dell’inglese. I modelli sono tutti anonimi, tutti bianchi, tutti di dimensioni contenute (entro i 50 cm per lato), disposti in bell’ordine a guisa di deposito: rappresentano ore e ore di lavoro di studenti di architettura, senza giudizio di sorta ma con un alto valore testimoniale. Il valore della condivisione e della trasmissione; una biblioteca di ipotesi; un patrimonio condiviso se non altro dalla comunità dell’Accademia, al di là della collocazione geografica della scuola.

Wave 2012, nel suo piccolo, ha lavorato ad un common ground: avvicinare, ri-avvicinare, la facoltà del Progetto al suo territorio; Iuav e Venezia hanno lavorato insieme, ognuno per le proprie competenze (la città proponendo i temi; la facoltà proponendo i workshop; i docenti prefigurando ipotesi percorribili; gli studenti sviluppando (e verificando) tali ipotesi, ampliando e amplificando gli scenari) dimostrando, ancora una volta come la condivisione di temi e obiettivi sia humus molto più fertile per la moltiplicazione di idee rispetto all’imposizione. Rigenerazione, appunto.
I workshop sono la testimonianza più evidente che il lavoro di gruppo sia un modus operandi efficace ed efficiente, sia per la qualità delle ipotesi progettuali esplorate, sia – e soprattutto – per la crescita culturale e umana degli individui che vi partecipano, siano essi studenti, docenti, tutor, organizzatori.
Wave 2012 ha concorso alle 40.000 ore con 20 plastici di studenti della triennale. Al di là della selezione e del merito, cioè al di là degli autori dei plastici esposti, alla mostra 40.000 hours
Schools Project installation era presente tutta la comunità di Wave 2012.
Non i singoli individui ma la collettività. Cioè tutti voi, tutti noi.
Ottimo lavoro, grazie!
Esther Giani

I PLASTICI SCELTI PER LA MOSTRA

Dal workshop di F. Spadoni
Plastico1
Marco Barbetta, Marta Lunardi, Sara Miricola, Rodrig Qyshka, Matteo Zardini, Giulia Zuin

Plastico2
Cristina Crestani, Jacopo Famularo, Martina Franceschet, Mario Giovanelli, Nicolo Boscolo Meneguolo, Marta Signori

Plastico3
Carlotta Bonura, Nicole Cappellari, Francesca Cassina, Laura Gusmerotti, Chiara Pinarel, Giulia Poles

Plastico4
Federica Altobelli, Raffale Campurato, Alberto Cosaro, Amalia Mazzetto, Federico Onofrio Vasta, Marco Potente

Plastico5
Irene Bianchi, Anita Carraro, Jean Baptiste Hurstel, Pierre Lamoine, Emanuele Martinangeli, Federica Pardini

Plastico6
Monica Maria Busetto, Paolo Guidolin, Marco Rampazzo, Riccardo Rossi, Cecilia Samà, Martina Sergi

Plastico7
Daniele Boscarato, Lucia Culpo, Tania Filip, Davide Tombolan, Marco Uliana, Roberta Vettorato

Plastico8
Federica Campeotto, Giada Dalla Libera, Enrico Driusso, Maria Elena Simonetto, Laura Vicini

Plastico9
Domenico Abitabile, Massimiliano Arretino, Dliar Hibraj, Viorel Oprea, Francesco Palermo, Nicolò Pozzato

Plastico10
Riccardo Brasolin, Massimiliano Burato, Greta Cattelan, Mosè Menegatti, Laura Pesce,

Plastico11
Veronica Gallina Katia Jancikic, Marco Marino, Caterina Ponzio, Federico Tessadori, Edoardo Tonello

Plastico12
Maddalena Braito, Dilva Del Fabbro, Elena Franchin, Lorenzo Lorniali, Erica Moro, Alberto Zanella

Dal workshop di ETB studio
Plastico13
Nicolò Ballarin, Giulio Brugnaro, Riccardo Guglielmi, Cosimo Marchiori, Marco Pagnin, Michele Pasqual, Alex Recaldin

Plastico14
Valentina Corà, Maria Antonietta De Vivo, Jessica Macuz, Veronica Niero, Carlotta Novella, Ilaria Pezzini, Jessica Pignone, Giosuè Sella

Dal workshop di Francesco Venezia
Plastico15
Federico Silvestri, Nicola Zanin

Plastico 16
Gabriele Brunettini, Nicola Fortunati, Alberto Zotti

Dal workshop di Jean-Michel Wilmotte
Plastico17
Sebastiano Barbieri, Nicolò Pantani, Gianmarco Zanguio

Dal workshop di Mauro Bertagnin
Plastico18
Gianluca Ardiani, Daniela De Pieri, Adriano Farella, Elena Sentieri

Plastico19
Luca Silvestrin, Davide Tecchio, Gianluca Zin, Chiara Zulian,

Dal workshop di Jinyoung Chun e Milena De Matteis
Plastico20
Sara Liberali, Veronica Maistri, Irene Pasquini Lorenzo Rigoni, Gianluca Trovò, Hae Sung Jung

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3 risposte a "40.000 hours"

  1. Visto che si parla di “patrimonio” dello IUAV, di Venezia e quindi di buona parte della Storia dell’Architettura, sarebbe stata una buona idea mettere in mostra anche una selezione del lavoro fatto dagli studenti del Prof. Merlini.
    Abbiamo parlato dei Maestri, della fondazione di una eccellenza di pensiero e di una interpretazione del loro lavoro, mai nostalgica, bensì proiettata verso il sapere di oggi, quella Cultura della Composizione che troppo spesso viene dimenticata, o addirittura volutamente messa da parte per paura di un confronto, temendo di non essere all’altezza…
    Ecco, appunto, questa è un’altra storia. Buon lavoro a tutti,
    Arch. Paolo Demo

    • si hai ragione…noi abbiamo cercato di moltiplicare la condivisione del lavoro fatto intercettando le occasioni. vale a dire che non vi è espresso nessun giudizio. tutti i workshop hanno svolto un ottimo lavoro nelle more degli obiettivi prefissatisi.
      voi, cioè, come gli altri 29
      😉

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