Mostra: L’ultima Cima. Un monumento della riconciliazione a Cima Grappa


Sabato 21 Aprile 2012 presso il Palazzo Reale di Crespano del Grappa si è tenuto l’inaugurazione della mostra: “L’ultima Cima. Un monumento della riconciliazione a Cima Grappa. L’esperienza dei workshop estivi 2011 della Facoltà di Architettura, IUAV”.
La mostra illustra gli esiti del workshop “L’Ultima Cima”, tenuto da Filippo Bricolo nell’ambito dei workshop estivi 2011 della Facoltà di Architettura Iuav, avente come tema la progettazione di un monumento/museo della riconciliazione a Cima Grappa.

W.A.VE. 2011 alla Biennale internazionale di architettura Barbara Cappochin


W.A.VE. 2011
workshop estivi della facoltà di architettura partecipano alla
Biennale internazionale di architettura Barbara Cappochin

con un’installazione a cura di Esther Giani
grafica Leonardo Sonnoli e Irene Bacchi
video di Massimiliano Ciammaichella, con Stefania Catinella e Ketty Brocca e con la collaborazione di: Elisa Cortelazzo, Sara Dotto, Andrea Gambardella, Andrea Marchesini, Letizia Mion, Roberta Scapin.

26 ottobre 2011 > 13 febbraio 2012
Padova


bcbiennial.info

Il bianco candore della rigenerazione urbana


L’isola nascosta di Francisco Spadoni vince questa edizione dei WS11 e Wave è perfettamente in linea con le scelte della Giuria.
Complimenti Francisco!
Questo “straniero”, come spesso si è definito, ha puntato sul disegno dell’acqua, intesa come possibile spazio di espansione e non come un limite fisico per la città.
Bianco è lo spazio delle idee. E’ il colore di chi non ha paura del confronto con la vincolante preesistenza.
Qui il bianco non elogia il vuoto, semmai diventa stimolo progettuale per Venezia.
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IUAVoice The End


E così l’epilogo.
Siamo arrivati alla fine, e per quanto le vacanze siano attesissime, qui al Wave si è un po’ giù di morale. Perché dopo tre settimane il nostro gruppo è veramente affiatato, ed entrare in questa aula ogni giorno ci riempe di entusiasmo.
Così in IUAVoice The End ci racconteremo: cos’è il Wave, chi sono le nostre Waves , come è stato possibile e faticoso far uscire ogni giorno un numero del giornale e aggiornare il nostro blog.
Blog che ha superato i 300.000 visitatori, per inciso.
Tutto ciò grazie ad una squadra di redattori, fotografi e grafici che non si sono fermati un momento.
Grazie a Marina Montuori, che ha snocciolato pillole di saggezza per ogni occasione. Grazie ad Andrea, il nostro tutor, che già dal primo giorno ci ha proibito di dargli del lei e ha sopportato il nostro travolgente entusiasmo con una pazienza degna dei migliori maestri zen.
Grazie a Massimiliano Ciammaichella, che ha pubblicato ogni nostro desiderio sul blog e ha reso l’aula 1.5 dei magazzini un posto meravigliosamente trendy e a Stefania che (lo) ascolta.
Grazie alle Sante Anne (con Monica) della redazione grafica, che hanno profuso tutto il loro impegno per far sì che quest’anno il giornale sia sempre più accattivate, sempre più moderno.
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Lettera di Gilberto Corretti agli studenti

Lettera ai miei settanta studenti

Prologo
Cari ragazzi,
è un sentimento di gratitudine che provo la mattina, quando vi trovo intorno ai tavoli a lavorare ai vostri progetti disegnando, tagliando cartoni, modellando scampoli di bottiglie di plastica.
Mi chiedo se la mia presenza sia utile a soddisfare i vostri desideri, le vostre speranze e giuste ambizioni. Il workshop è dedicato all’architettura, concetto oggi profondamente in crisi, la cui visione tradizionale è forse ancora vitale solo nella mente degli speculatori finanziari. Come architetto credo che la sua natura sia più profonda, talvolta dimenticata o volutamente celata.
Discorso difficile a farsi, me ne rendo conto.
Ci proverò comunque.
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Marcus Prize a Diébédo Francis Kéré

Ha di che essere fiero questo brillante giovane architetto che si è da poco aggiudicato l’ambito premio Marcus Prize 2011.
Wave vuole rendere omaggio a Diébédo Francis Kéré, per la capacità di progettare Architettura che trae ispirazione dagli individui, dai bisogni e le domande delle persone, superando l’etichetta dell’etnia.
Chi abita cosa? Siamo soggetti e siamo case, ci piace abitare il luogo che più ci somiglia e spesso ospitiamo.
Nello spazio aperto della condivisione si integrano le pratiche artigianali della tradizione con le rassicuranti innovazioni tecnologiche, aiutate dall’azzardo della sperimentazione.
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