Intervista a Francisco Spadoni


Video di Ivo Pisanti e Eleonora Porcellato
Illustrazione di Marina Mangiat

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Seminario al workshop RETHINKING IL TEATRO DEL MONDO

RETHINKING IL TEATRO DEL MONDO
FRANCISCO SPADONI
Lunedì 2 luglio

Il seminario fa parte di un insieme di attività di completamento del workshop che comprenderanno anche:
– Presentazione del tema del workshop Francisco Spadoni
– Visita guidata alle mostre: Aldo Rossi. Teatri presso la Fondazione Vedova e
Gli “Archi” di Aldo Rossi per la 3. Mostra Internazionale di Architettura 1985 presso
Ca’ giustinian sede della Biennale di Venezia
– una serie di incontri-revisioni collettive, con altri invitati
– l’incontro di Francisco Spadoni con Paolo Portoghesi

PROGRAMMA
14.00
Francisco Spadoni : Presentazione del tema del workshop

15.00-18.00

– Roberto Zancan, Introduzione agli interventi
– Mario Lupano, Teatro e città
– Lea-Catherine Szacka : Biennale 1980 : un’intepretazione
– Luigi Guzzardi, Istallazioni effimere a Venezia

Discussants: Elisa Poli (Università di Ferrara), Giovanni Damiani (Università di
Trieste), Sabina Lenoci (Università Iuav di Venezia), Enrico Dusi (sped studio)

Il bianco candore della rigenerazione urbana


L’isola nascosta di Francisco Spadoni vince questa edizione dei WS11 e Wave è perfettamente in linea con le scelte della Giuria.
Complimenti Francisco!
Questo “straniero”, come spesso si è definito, ha puntato sul disegno dell’acqua, intesa come possibile spazio di espansione e non come un limite fisico per la città.
Bianco è lo spazio delle idee. E’ il colore di chi non ha paura del confronto con la vincolante preesistenza.
Qui il bianco non elogia il vuoto, semmai diventa stimolo progettuale per Venezia.
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Conferenza PATESTOS/SPADONI


Incontro tra Europa e Sudamerica

Il titolo della conferenza è “Patestos e Spadoni a confronto”, ma potrebbe benissimo essere qualcosa come “Europa e Sudamerica a confronto”, quantomeno per quanto riguarda le pratiche urbanistiche e l’urban regeneration.
La differenza non è tanto nella concezione dell’architettura, vista da entrambi come occasione per creare nuovi spazi, nuove prospettive e nuovi frammenti di città. La diversità maggiore è nel contesto in cui i due protagonisti sono impegnati.
Patestos prende parola per primo e chiarisce di non essere (purtroppo) un libero professionista, ma di occuparsi di ricerca e didattica. Inizialmente fa una riflessione introduttiva sull’urbanistica dell’immediato secondo dopoguerra. In quel momento storico gli urbanisti al servizio delle amministrazioni si arrabattavano nel progettare città continue e megalopoli territoriali, proponendo interventi atti a creare qualcosa di nuovo, senza necessariamente connettersi all’antico.
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