ALBANESE

FLAVIO ALBANESE
(Vicenza 1951). Architetto autodidatta, designer, collezionista d’arte contemporanea, ha costruito la sua professionalità attraverso una formazione estranea ai percorsi accademici.
Nel 1987 ha fondato lo studio di architettura ASA Studioalbanese con sede a Vicenza e Milano.
ASA Studioalbanese viene selezionato con il progetto Neores nell’edizione 2003 del Mies van der Rohe Award. Nel 2004 e nel 2006 lo studio è presente alla Biennale di Architettura di Venezia e nel 2007 viene invitato a partecipare al concept per la riqualificazione di un brano di Pechino.
Flavio Albanese ha fatto parte del comitato scientifico di Domus Academy ed è stato coordinatore dell’Officina Porto di Palermo.
Dal maggio 2007 a marzo 2010 ha diretto «Domus», la prestigiosa rivista internazionale di architettura, design e arte contemporanea.

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THE SUBLIME VERTIGO
Flavio Albanese
Tutors: Piero Corradin, Giuseppe Santonocito, Maria Pesavento

dove: Dolomiti
cosa: Osservazione del paesaggio

Premessa
Il 26 giugno 2009 le Dolomiti sono state inscritte nella Lista Unesco del Patrimonio dell’Umanità “grazie alla loro bellezza, all’unicità paesaggistica e all’importanza scientifica a livello geologico e geomorfologico”.
Poiché compito dell’Unesco è promuovere la protezione e la conservazione del patrimonio culturale e naturale planetario, le Dolomiti si apprestano a diventare territorio tutelato, paesaggio sacro, spazio “museale” da preservare contro le future manomissioni.
Qual’è il valore di questa preservazione? Cosa percepiamo davvero quando guardiamo un paesaggio?
Alcuni dati sulle Dolomiti: 12 comprensori sciistici, 450 impianti di risalita, 1200 km di piste, un numero imprecisato di baite, strutture ricettive e di supporto.
Le vette dolomitiche sono tra i paesaggi più antropizzati e al tempo stesso più esclusivi al mondo: il loro riconoscimento a patrimonio dell’umanità ci spinge a riconsiderare radicalmente le categorie di ambiente, paesaggio, spazio comune, architettura.

Montagna
Cosa rappresenta la montagna nell’immaginario della nostra civiltà?
Un luogo non banale, una stazione dello spirito.
Collocata come un punto esclamativo sull’orizzonte, la montagna dischiude una terra di mezzo, uno spazio inquieto. Rispetto alla vita in piano, la verticalità della montagna è discontinuità, frattura, condizione-limite dell’abitare. L’idea di misurare il limite dell’illimitato ci invita a pensare la montagna come quella dimensione utopica e poetica in cui non valgono le leggi e i parametri della vita quotidiana. In cui per esplorarla, si deve partire da zero, accettando la difficoltà delle sue condizioni.
Per questo non si può dire della montagna che è bella, se non sminuendola. Il bello infonde quiete e armonia, il bello è calma e stasi. La montagna è sempre e solo dinamica vertigine, una vertigine sublime.

Paesaggio
Il paesaggio, diceva Schelling, non ha realtà che agli occhi di chi lo guarda. È natura antropizzata, natura che esibisce i segni e le tracce dell’azione umana. Il paesaggio così definito non rimane immutabile, ma si evolve insieme ai piani estetici e alle prospettive culturali.
Non c’è equivoco più ricorrente e più banale che quello di confondere il paesaggio con l’ambiente: mentre quest’ultimo appartiene all’universo fisico, il paesaggio si inscrive invece nelle produzioni culturali. E’ un prodotto collettivo, costruito da tutti e costruito da nessuno.
La montagna non si sottrae a questa logica: esplorata, conquistata, assediata, mappata, scansionata, non c’è vetta collocata sulla crosta terrestre esente da tracce di trasformazione antropica. Non c’è cima immune dallo sguardo contemporaneo.

Metodo
“Ogni volta che stabiliamo una relazione, ogni volta che colleghiamo due termini, ci dimentichiamo di ricominciare da zero, di tornare allo zero” (J. Cage).
L’osservazione del paesaggio è una strategia di lettura dello spazio, propedeutica ad ogni attività progettuale: si diventa buoni architetti, se si è dei buoni osservatori.
Comprendere il paesaggio contemporaneo significa allora imparare ad osservarlo, adottando il lessico di una lingua nuova, da costruire di volta in volta: una sorta di meta-o ne-archeologica che definisca criteri contemporanei di raccolta e classificazione dei reperti e degli scenari.
Significa soprattutto abbandonare lo spazio neutro dello schermo del computer, ma anche l’idea di “bel paesaggio” ereditato dalle pitture inglesi dell’Ottocento, disinnescando i nostri pregiudizi, le nostre menti di architetti, i nostri schemi interpretativi.
L’osservazione del paesaggio è una pratica complessa che si esercita sul tempo e sullo spazio rinunciando all’idea di raggiungere qualcosa, per limitarsi a diventare acuti spettatori che descrivono lo spettacolo di fronte a loro.
Osservare il paesaggio delle Dolomiti diventa un esercizio della percezione, in cui si chiederà ai partecipanti di mettere tra parentesi gli apparati dell’hardware (teorie, tecniche, insegnamenti) per affidarsi alla sensibilità del software (impressioni, percezioni, emozioni, descrizioni, educazioni dello sguardo).

Rinnegando la struttura per il flusso, la forza per la fragilità, la sicurezza per l’avventura, la matematica per l’estetica, inviteremo gli studenti a riattivare l’attitudine nomade di chi vive in tenda, di chi è ramingo, di chi sa leggere e interpretare le tracce dei luoghi: l’etnologo, l’esploratore, il guerrigliero, l’eretico, l’asceta, l’imboscato.

Bibliografia:

  • J. G. Ballard, L’isola di cemento, Feltrinelli, 2007
  • Y. Bonnefoy, L’entroterra, Donzelli, 2004
  • G. Bruno, Atlante delle emozioni,! Bruno Mondadori, 2006
  • J. Cage, Per gli uccelli. Conversazione con Daniel Charles, Testo & Immagine, 1999
  • I. Kant, Osservazioni sul sentimento del bello e del sublime, BUR, 2002
  • M. Jakob, Paesaggio e tempo, Meltemi, 2009
  • C. Lévi-Strauss, Tristi Tropici, Il Saggiatore, 2008
  • A. MacLean, Over, 22 publishing, 2008
  • H. Maldiney, Cervino, Tararà, 2002
  • B. Malinowski, Argonauti del Pacifico occidentale, Bollati Boringhieri, 2004
  • T. Mann, La Montagna Incantata, Corbaccio, 1992
  • A. Roger, Breve trattato del paesaggio, Sellerio, 2009
  • A. Sharr, Heidegger’s Hut, MIT Press, 2006
  • F. Schiller, Del Sublime, Abscondita, 2003
  • H.D. Thoreau, Walden. Vita nel bosco, Donzelli, 2005
  • H.D. Thoreau, Camminare, Mondadori, 2009
  • E. Turri, Gli uomini delle tende, Bruno Mondadori, 2003
  • M. Venturi Ferriolo, Percepire paesaggi, Bollati Boringhieri, 2009
  • ———-

  • Alpi, A film by Armin Linke and Piero Zanini
  • 18 thoughts on “ALBANESE

    1. Sono pienamente d’accordo sul fatto che, con i tempi che corrono, noi studenti di architettura non possiamo imparare ed esprimere le nostre idee vivendo e imparando da ciò che ci circonda… non l’ambiante (o habitat o genius loci come viene espresso da altri, sempre con significati differenti), ma il paesaggio appunto, espresso dallo sguardo attento di pittori prima e fotografi poi, ed infine “creato” dall’Architetto… architettura non è solo costruire… architettura è dare vita a chi di vita non può più vivere, oppressa dal lavoro… spero veramente di poter partecipare al suo WS!

      • DA UN MIO PENSIERE: “Creato-Creatività/Elementi-Ordine Loci.”
        al di la di tutto ciò che si spiega mi esalterebbe di più se iniziassimo un po’ a rivedere il termine “creato” in quanto ritengo e mio modesto sentire interiore che l’individuo stesso sia esso architetto piuttosto che scienziato o sommo profeta essendo loro stessi esseri viventi già “creati” in un luogo già definito con elementi a loro volta già creati non abbiano la capacità ne la naturale dote di CREADRE qualcosa se non di RIORDINARE o COMPORRE PROGETTANDO elementi più o meno complessi con elementi che già esistono o vero CREATI da chi ne ha le potenzialità per generare o CREARE in questo caso possiamo ritenere a mio parere che l’unnico Architetto che ha saputo creare è DIO per colui che ha fede o la NATURA stessa ma non l’uomo al quale è stata donata la ragione per saper riorganizzare e articolare il LUOGO in cui è stato destinato a vivere secondo le proprie esigenze.

        • ,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,

          gabriele, ecco le virgole che mancano al tuo discorso

    2. Un’idea meravigliosa! Solo un dubbio: entreremo davvero in contatto con questi spazi aperti? Andremo di persona ad osservare i paesaggi che ci provocheranno tali emozioni e belle sensazioni?

    3. Abitandoci, scalandole, vivendo la loro “vertigine sublime” spero proprio di riuscir a far parte di questo entusiasmante WS!!

    4. Lascio solo una citazione di un filosofo che secondo me è riuscito trasporre in pieno su carta ciò che provo a contatto con i paesaggi montani: L’ESPERIENZA DEL SUBLIME
      “Succede a volte di camminare in montagna,come si fa del resto nella vita.[…]
      Il passo si succede lento, con grande difficoltà, con fatica, con grande sudore.
      La montagna è irta,brulla, piena di crepacci… salire è fatica…
      La montagna è nascosta nella nebbia…nubi fitte ce la tengono nascosta…
      In quel silenzio si è da soli, soli di fronte all’imponderabile,soli di fronte al mistero nascosto[…]
      Ma quando per incanto si raggiunge la cima, il cuore ha un sobbalzo, gli occhi faticano a credere a ciò che vedono. Sofferenza, fatica, sforzo fisico scompaiono: la lotta tra l uomo e la montagna rivela un paesaggio straordinario, difficile da descrivere, in cui il cuore affoga di gioia[…].
      La montagna è la nostra misura; la montagna è la nostra prova…la montagna è il nostro destino.. .senza di lei la nostra vita è il grande nulla”.

      (La metafora viva, EMMANUEL MOUNIER)

      spero vivamente di poter partecipare al suo workshop!

    5. Qualcuno un tempo ha detto “A salvare le dolomiti non saranno gli ecologisti, ma chi rifiuta il consumismo, chi si accontenta di mangiare pane e formaggio e di camminare con le proprie gambe…”
      Percorrendo le dolomiti da quando ancora dovevo stare sulle spalle di mio padre, non posso che riconoscermi in questa frase.
      Spero anche io di poter partecipare a questa bellissima esperienza!

    6. fieldwork alle 5 torri-cortina d’ampezzo

      a tutti i partecipanti presenti e futuri, vicini e lontani etc etc.

      comunichiamo che nei giorni 30 giugno, 1 e 2 luglio il workshop diventerà fieldwork e si sposterà dalla laguna alle dolomiti.
      Il nostro perimetro sarà individuato nelle Dolomiti ampezzane: per coloro che non potessero provvedere autonmamente al pernottamento sarà possibile sistemarsi in un albergo nei pressi di Cortina.
      La quota richiesta per il trasporto e il pernottamento con trattamento mezza pensione sarà al massimo di 150 euro. In ogni caso a tutti i partecipanti sarà richiesta la quota di trasporto.

      link di riferimento: http://sublimevertigo.blogspot.com/

      Tenetevi liberi.
      I vostri tutors.

    7. 8 luglio 2010> AULA O1
      ANNA FERRINO AL WORKSHOP

      Anna Ferrino, AD del gruppo Ferrino, verrà a raccontare ai partecipanti del workshop SUBLIME VERTIGO come l’evoluzione delle tecnologie e dei materiali abbiano cambiato i modi di vivere la montagna e di affrontare la sfida degli elementi.

    8. 9 luglio 2010> AULA O1, h. 9.00
      VITALIANO TREVISAN AL WORKSHOP

      Lo scrittore Vitaliano Trevisan chiacchererà con gli studenti del Workshop a proposito di contraffazione semantica, manipolazione dei significati e azioni di de-offuscamento della visione.
      Con una particolare attenzione al paesaggio e alle Dolomiti.

    9. E’ possibile avere un indirizzo e-mail con cui contattarvi per chiedervi delle informazioni?
      è urgente grazie

    10. Certo, in cotanta bibliografia bisognerebbe focalizzare il testo chiave: Schelling? Thomas Mann? Kant, perfino? Pensandoci bene non resta che il solo imprescindibile, insormontabile alato titolo di John Cage…

    11. Salve professore, mi chiamo Alberto Giacomin e frequento il primo anno allo Iuav.
      Le scrivo perchè per la scelta dei workshop avevo sperato di partecipare al suo lavoro che ritengo molto interessante e stimolante. Al di là dell’ “esercizio di percezione” di cui lei parla e del metodo con cui affronteremo questo percorso ero incuriosito dalla possibilità di inserire un tema del genere nell’ambito architettonico; sono sempre stato affascinato dal rapporto tra uomo e natura e vorrei poter approfondire questi aspetti con una chiave di lettura diversa.
      Infine avrei enorme piacere di partecipare al “fieldwork” visitando in prima persona questi luoghi.
      Purtroppo non sono stato assegnato al suo ws e gradirei sapere se è possibile parteciparvi ugualmente venendo direttamente da lei il 28 mattina e cambiando la scelta.
      La ringrazio e scusi per il disturbo,
      Cordiali saluti, Alberto.
      (le ho mandato lo stesso testo per mail)

    12. Salve professore, mi chiamo Arnaldo Foralosso e frequento il terzo anno allo Iuav. Certo, in cotanta bibliografia bisognerebbe focalizzare il testo chiave: Schelling?
      Ma quando per incanto si raggiunge la cima, il cuore ha un sobbalzo, gli occhi faticano a credere a ciò che vedono. Sofferenza, fatica, sforzo fisico scompaiono: la lotta tra l uomo e la montagna rivela un paesaggio straordinario, difficile da descrivere, in cui il cuore affoga di gioia[…].Andremo di persona ad osservare i paesaggi che ci provocheranno tali emozioni e belle sensazioni? spero vivamente di poter partecipare al suo workshop!

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