ANDRIANI

CARMEN ANDRIANI
Architetto, professore ordinario in Progettazione Architettonica ed Urbana presso la Facoltà di Pescara, si occupa di progettazione architettonica ed urbana sia in contesti consolidati che territoriali, con particolare riferimento alle tematiche infrastrutturali e di paesaggio metropolitano.
Guest critic presso numerose facoltà canadesi e nordamericane, nel 2005 presso la Tongji University di Shanghai, (Expo 2010 Shanghai – Landscape renewal), nel 2007 nell’ambito del XII International Design Seminar in Al Ain (UAE). Nel 2006 coordina il team di progettazione della facoltà di Architettura di Pescara alla Biennale di Venezia (laboratorio Internazionale Learning from the city). Tiene conferenze in Italia e all’estero sul suo lavoro di progettista; invitata a numerose mostre d’architettura (Triennale Milano 1995, Biennale Venezia 1996 e 2002, Montevideo 2000, Toronto 2000, Graz 2001, Giappone 2002, Istanbul 2005, Shanghai 2005, Al Ain, Emirati Arabi 2007). Suoi scritti e progetti sono pubblicati su numerosi cataloghi e riviste d’architettura fra cui: «Casabella», «Domus», «Topos», «European Landscape», «Parametro», «Refer Paisatges – Remaking Landscapes» European 1 to 6 Negotiaded Projects.
Numerosi i progetti nell’ambito di concorsi internazionali e ad inviti: realizza a Roma il percorso storico monumentale Trevi – Pantheon. Nel 2000 vince il primo premio nell’ambito del concorso internazionale per il ridisegno delle rive di Trieste (piazza Venezia). Nel 2005 vince ex aequo la prima fase del concorso internazionale ad inviti per il progetto di nuova centralità metropolitana a Romanina. Nel 2006 vince la consultazione internazionale ad inviti per la riqualificazione dell’area ex Metalplex a Benevento. Attualmente è in fase esecutiva il progetto di un auditorium a Chieti (Giochi del Mediterraneo Pescara 2008).
Dirige per conto dell’AITEC, la collana editoriale Le Forme del Cemento, Gangemi ed., Roma.

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DOUBLE NEGATIVE. Avamposti archeologici nelle aree desertiche della Giordania, passando per Amman
Carmen Andriani
Tutors: Cecilia Anselmi, Domenico Paparelli, Sara Racanelli, Sandro Zivelli

Gli strati del terreno sono un museo illimitato. Sepolto nei sedimenti vi è un testo che evade l’ordine razionale e le strutture sociali che limitano l’arte. Per leggere le rocce bisogna essere coscienti del tempo geologico e degli strati di materiali preistorici che sono depositati nella crosta terrestre. (Heizer e Nazca, A Sedimentation of the Mind: Earth Projects, 1968).

Double negative è un solco profondo nella terra desertica del Nevada, un edificio in negativo che Michael Heizer realizza alla fine degli anni sessanta al bordo di una vallata. E’ un segno territoriale, al pari delle linee Nazca o di Stonehenge, profondo nove metri, largo quindici e lungo circa cinquecento. Infrastruttura negativa, può contenere i frammenti eterogenei dei materiali tirati via dalla stessa roccia, al pari di installazioni discontinue. L’arte in questo caso non è mimesi della realtà né la rappresenta in modo tradizionale, piuttosto la rielabora con la sua stessa materia, reinventandone il significato.
Innestare lungo i tracciati artificiali i lasciti che antiche civiltà hanno depositato nel tempo, costruire avamposti nelle aree archeologiche ancora sconosciute, costituire una infrastrutturazione debole, in negativo in questo caso, per far funzionare postazioni di visita, di ricerca e di accoglienza temporanea è la sfida lanciata a contesti che sembrano non essere stati toccati dal trascorrere del tempo né accennano a volerlo essere. Anche se il luogo può essere preso a prestito, di fatto abbiamo un sito specifico: è il nord della Giordania, verso i due confini con la Siria ed Israele. Black Oasis è una area vasta semidesertica, Umm al-Jimal, letteralmente ‘madre dei cammelli’ è la città archeologica in basalto nero, abbandonata più di 1200 anni fa, punto di sosta delle carovane provenienti da Damasco e dirette verso sud, ora corrugamento oscuro e semisconosciuto della piana del nord a circa ottanta km da Amman. Connettere in un itinerario più vasto, le risorse di questo luogo a quelle più attrattive di Amman, di Petra e del Deserto di Wadi Rum, a sud della Giordania, è un ragionamento che si colloca sullo sfondo del progetto.
Quello che si propone è un viaggio virtuale (che si avvale di numerosi documenti grafici, fotografici e filmici) in una dimensione sospesa dalla storia, e dalla relatività delle sue epoche databili, una dimensione che oscilla fra l’ancestrale fuori del tempo e la proiezione verso il futuro della città di Amman, con uno strappo che la recide anche dalla sua storia recente. Il turismo è oggi uno dei principali motori alla scala globale, è l’industria della conoscenza che mette a frutto il patrimonio. Patrimonio è qui inteso nella sua accezione più vasta di sistemi oltreché di monumenti: sistemi ambientali, naturali, paesaggistici, urbani, ma anche sistemi culturali non trascritti, usi costumi e consuetudini tramandate nella quotidianità del loro svolgersi, comunità a noi distanti come quella della popolazione beduina che abita il deserto e le grotte di Petra, e che attraversa le zone desertiche della Giordania mettendone a frutto, in modo spontaneo ed autorganizzato, le risorse. Gestendo se stessi come cammeo antropologico e vernacolare, come parte integrante di quello stesso patrimonio, sapendo che questo ne incrementa il potere di attrazione: dei luoghi fisici ma anche delle traiettorie mutevoli della sua comunità errante. La comunità beduina gestisce buona parte del turismo a fronte della labilità normativa e vincolistica del potere centrale che non ha ancora censito il suo patrimonio, né lo conosce bene, un patrimonio che in taluni casi è anzi considerato una zavorra al lancio verso la ‘modernità’.
Questo succede ad Amman, città che guarda piuttosto agli scintillanti ed eclettici edifici/città di Dubai, a quelle visioni del futuro che a partire dalle utopie radicali (walking cities di Archigram, ville spatiale di Friedman, New Babylon di Constant), attraverso la bigness koolhaasiana, sono entrate a pieno titolo nell’immaginario del quotidiano.
Il turismo della conoscenza e della esplorazione si intreccia con quello legato all’evasione ed al divertimento; si crea un doppio flusso ed un interessante cortocircuito che mette a prova pezzi di territorio (giordano) fra loro apparentemente distanti; la traiettoria divagante di un circuito turistico debole potrebbe attraversarli entrambi, fornendo le ragioni di una modificazione adattativa, evolutiva, sostenibile.
In un contesto metropolitano, o che aspira ad essere tale, non c’è bisogno di aggiungere cubatura. Anche qui parliamo di infrastruttura continua, immateriale piuttosto che negativa, parliamo di innesti infrastrutturali, di modalità di colonizzazione intermittente che lasci acquisire agli edifici valenza di traccia ibrida e cangiante, parliamo di filamenti ectoplasmatici che connettano in una intricata ed indistinta trama di relazioni la solitudine eclettica dei molteplici oggetti.
Non sarà necessario elaborare un vero e proprio progetto, bisognerà condividere un viaggio virtuale e fissarne di volta in volta le suggestioni attraverso materiali eterogenei e di libera espressione. Individuale ma anche collettiva. Con tutte le strumentazioni e le tecniche che il bagaglio dell’architetto (ma anche del viaggiatore attento) di solito contiene.
Esercizi di lettura e di interpretazione. Rielaborazione libera dei materiali fotografici e filmici messi a disposizione.
Elaborazione di concept attraverso plastici, schizzi, disegni, parole. Manipolazione libera delle immagini in fotomontaggi, video, film. Contaminazioni con materiali di riferimento affini. Ritmo, interpretazioni musicali ed altro ancora.
Sono previsti contributi esterni interdisciplinari.

Nota:
La facoltà di architettura di Pescara ha recentemente siglato una convenzione di Ateneo con l’Università della Giordania Al-Al-Bayt University nella prospettiva di costruire una rete mediterranea che coinvolga anche: Siria, Egitto e alcune sedi europee. I materiali messi a disposizione del WS10 sono il risultato di una prima missione esplorativa in Giordania che ha avuto luogo nel mese di marzo 2010

Bibliografia:

  • Bruce Chatwin, L’occhio assoluto. Fotografie e taccuini, Adelphi ed.
  • Pietro Valle, Paesaggio non indifferente, Arch’it
  • Michèle Pédezert & Céline Pétreau, La gher sur le toit, (video) , Archivio IMAGE
  • Carmen Andriani ( a cura di), Il Patrimonio e l’abitare, Donzelli ed.
  • Francesco Careri, Walkscapes. Walking as an aesthetic practice, Gustavo Gili Ed.
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