DAL FABBRO

ARMANDO DAL FABBRO
Si è laureato in architettura a Venezia. Professore Associato di Composizione Architettonica e Urbana presso la Facoltà di Architettura dell’Università Iuav di Venezia, dal 2001 è membro del Collegio Docenti del Dottorato di Ricerca in Composizione Architettonica. Ha insegnato alle Facoltà di Architettura di Trieste e di Cesena. Visiting Professor presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Cordoba (Argentina), l’Istituto di Progettazione Architettonica del Politecnico di Cracovia e la MSA (Münster School of Architecture) dell’Università di Münster (Germania).
I suoi interessi di studio si muovono attraverso l’indagine interpretativa e la critica operativa delle opere del movimento moderno e di alcune particolari esperienze del razionalismo italiano in relazione alle vicende urbane riferite alla costruzione della città moderna e alle trasformazioni della città contemporanea.
Principali pubblicazioni sono: Il Progetto razionalista. Indagine sulle procedure compositive nelle grandi architetture di Giuseppe Terragni, Modena 1994; Cracovia. Arx & Forum, Pordenone 1999; Clorindo Testa. L’architettura animata, Venezia 2003; La casa. Forme e ragioni dell’abitare, Milano 2009; Astrazione e memoria. Figure e forme del comporre, Napoli 2009, Architetture di Mart Stam 1924-1933. Disegni modelli interpretazioni, Il Poligrafo 2010.
Nel 1985 ha ricevuto il premio speciale della giuria per il progetto di concorso per un centro turistico a Bakuirani in Georgia (Russia) e nel 1996 ha ricevuto il Primo premio ex aequo,il Gran Prix della VI Biennale Internazionale di Architettura di Cracovia e la Menzione d’Onore del Politecnico di Cracovia.
Ha partecipato a esposizioni collettive di architettura, fra le quali: la Triennale di Milano “Il centro altrove. Periferie e nuove centralità nelle aree metropolitane”,1995; le Biennali di Architettura di Cracovia, edizioni 1996, 1998, 2000; 8. Mostra Internazionale di architettura, La Biennale di Venezia 2002; Festival dell’architettura di Parma 2005; 10. Mostra Internazionale di architettura, La Biennale di Venezia 2006.

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COSTRUZIONE DI INTERNI DOMESTICI IN PRESENZA DELLA DIMENSIONE MINIMA DELL’ALLOGGIO
Armando Dal Fabbro
Tutor: Patrizio M. Martinelli

Il tema del workshop riguarda lo studio e l’approfondimento della qualità degli spazi domestici dell’abitare, a partire dai progetti di alcuni edifici residenziali presso Cortina d’Ampezzo, in località Cadélverzo caratterizzati da una ridotta dimensione degli alloggi.
La proposta di tale tema progettuale si inserisce in un vasto programma residenziale per quell’area, dedicato al social housing, redatto dalla amministrazione comunale e configurato per nuclei a “Viles”, la tipica struttura insediativa caratteristica di tutta la montagna alpina veneta e in particolare dell’architettura ampezzana, riconoscibile per la sua particolare aggregazione per nuclei fortemente connaturati al territorio, in un saldo rapporto fra architettura e luogo che tanto contraddistingue l’edilizia rurale di quelle aree.
Il pregevole lavoro svolto da Edoardo Gellner sull’architettura anonima ampezzana diventa in questa sperimentazione un imprescindibile riferimento culturale e progettuale, nel momento in cui si affrontano con il progetto le potenzialità abitative e i sistemi aggregativi della “casa ampezzana” tipo, composta nella maggior parte degli esempi da un corpo principale monolitico (la casa) e da un rustico posteriore e ad esso aderente (il fienile), che stanno di solito sotto un unico tetto a due spioventi e spesso collegati tramite ballatoi in legno con struttura autonoma addossata e serviti da una scala esterna.
D’altra parte si dovrà riconsiderare il lavoro di ricerca degli architetti italiani a partire dagli anni Trenta sui temi dell’abitare: Diotallevi-Marescotti, Albini, Gardella, Ponti, BBPR affrontano la casa alla scala domestica degli interni, anche se di dimensioni modeste, incentrando il pensiero progettuale su come dare loro dignità abitativa, signorilità e ricchezza degli spazi, intervenendo sulla re-invenzione degli arredi fissi, sulla collocazione e configurazione di determinati dispositivi e attrezzature dell’abitazione integrando arredamento e architettura, sulla flessibilità dell’utilizzo di elementi spaziali , alla ricerca della necessaria qualità dell’abitare: Io voglio avere una casa che mi assomigli (in bello): una casa che assomigli alla mia umanità scrive Rogers nel 1946.
Queste considerazioni consentiranno inoltre di cogliere, nel progetto, l’occasione per riflettere, a partire dalla tradizione consolidata della “casa unitaria ampezzana”, su alcune scelte di carattere costruttivo legate all’impiego del legno (come materiale costruttivo-strutturale o di finitura), nel tentativo di trovare l’appropriata rispondenza fra le varie declinazioni del suo utilizzo, le sue caratteristiche “figure strutturali” e le scelte compositive-progettuali. Oltre a conferire un particolare carattere alla casa, il legno è il sistema costruttivo più convincente in termini di qualità dell’abitare, grazie alle ottime prestazioni nell’ambito della coibentazione, del comfort termo-igrometrico e in quello acustico-uditivo, del risparmio energetico, e infine nelle operazioni di assemblaggio che permettono una organizzazione del cantiere leggera e non invasiva. Alle potenzialità tecnico-costruttive che rivestono gli edifici costruiti completamente in legno, si aggiungono i benefici di una edificazione sostenibile e innovativa.

Il lavoro sarà svolto con la realizzazione di modelli e disegni in scala 1:50 e 1:25 degli edifici interi e di alcune parti di specifico interesse dell’abitazione rispetto ai temi del workshop.

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