SPADONI

FRANCISCO SPADONI
www.franciscospadoni.com
E’ architetto e professore alla Facoltà di Architettura e Urbanistica dell’Università di San Paolo – FAUUSP, in cui è attualmente Coordinatore del corso Post Laurea in Progetto. Si è laureato nel 1984 presso la FAU PUC C/Brasil, ha frequentato il CEAA in Teorie dell’Architettura presso l’Ecole d’Architecture de Paris-Villemin tra il 1988 e 1990 e tramite l’Erasmus, ha studiato presso l’Architectural Association a Londra e presso la Sapienza di Roma nel 1989. Ha conseguito il Master e il Dottorato presso la FAU USP (1997 e 2004). Ha lavorato come architetto presso lo Studio di Kenzo Tange a Parigi dal 1988 al 1989, città dove in seguito ha iniziato a lavorare in studio proprio. Al suo ritorno in Brasile, decide fondare l’ufficio SPADONI AA nel 1996 a San Paolo.
Lo studio SPADONI AA si distingue nello svolgimento di lavoro in scale distinte, la cui produzione include l’architettura, l’urbanistica e il design di prodotti. Ha vinto vari premi concessi dall’IAB/SP dell’Instituto de Arquitetos do Brasil: 1997 Progetto Biblioteca Licée Pasteur de São Paulo; 2002 e 2004 con il Pogetto Série Internet SESC; 2002 con il progetto Campus da Universidade Makenzie Tamboré e 2004 il Premio Carlos Barjas Milan con il Campus Makenzie SP. Nel 2010 è stato finalista (Shortilisted) al WAF – World Architecture Festival a Barcelona, con il Pavilhão Hundai. Tra i vari premi nei concorsi a cui ha partecipato, si distingue il primo premio nei concorsi della Biblioteca Licée Paster nel 1997 e del Parque Tancredo Neves di Vitória/Brasil nel 2006. In questo momento, lo Studio è il responsabile di uno dei principali progetti edili nel centro storico di San Paolo: la sede del Centro Paula Souza.
Francisco Spadoni ha svolto conferenze ed è stato professore invitato presso vari istituzioni in Brasile e all’estero: Argentina, Canada, Francia, Uruguay, e il suo lavoro è regolarmente pubblicato in riviste come: Projeto, Arquine, IW Magazine; Betonart; Elarca, A U; e in libri come: 1000 X Architectures of America e Office Spaces-Australia. Nel 2007 è stato il curatore del Fórum de Debates in 7ª Bienal Internacional de Arquitetura de São Paulo e nel 2008 è stato il co – curatore, insieme a Roberto Zancan, del Forum Internacional de Arquitetura de Natal/Brasil.

Francisco Spadoni is an architect and Professor at Universidade de São Paulo – FAUUSP, where during the present time he’s the coordinator of the Postgraduate in Architecture Design. He graduated from FAU PUC C/Brasil in 1984, is Master and Doctor from FAU USP – 1997 and 2004 and CEAA in Theories of Architecture at Ecole d´Architecture de Paris-Villemin between 1988 and 1990. In 1989 as part of Erasmus System he studied at Architectural Association in London and at La Sapienza di Roma. As an architect he worked for Kenzo Tange’s Studio in Paris from 1988 to 1989, the city where he soon after started his solo career. Upon his return to Brazil he founds SPADONI AA Office in 1996 in São Paulo.
SPADONI AA has stood out for working on different work scales. Its production includes architecture, urbanism, and product design. In several years he was given IAB/SP award from Instituto de Arquitetos do Brazil: in 1997 with CDI Licée Pasteur de São Paulo; in 2002 and 2004 with Série Internet SESC; in 2002 with Campus da Universidade Mackenzie Tamboré and in 2004 he was awarded with Premio Carlos Barjas Milan with Campus Mackenzie SP. In 2010, he was shortlisted at WAF – World Architecture Festival in Barcelona, with Hyundai Pavilion. Among the various prizes in competitions we can highlight CDI Licée Pasteur in 1997 and Parque Tancredo Neves de Vitória/Brasil in 2006. Nowadays, his office is responsible for one of the main construction sites in São Paulo: Centro Paula Souza Headquarters, in the city’s historic center.
Francisco Spadoni has participated as a lecturer and visiting Professor at institutions in Brazil and abroad: Argentina, Canada, France, and Uruguay. His work has been regularly published in magazines such as Projeto, Arquine, IW Magazine, Betonart, Elarca, AU and books: 1000 X Architectures of America, Office Spaces–Australia. In 2007 he was the curator at the Debate Forum of the 7ª. Bienal Internacional de Arquitetura de São Paulo and in 2008, he was the co-curator alongside Roberto Zancan at the International Forum of Architecture in Natal, Brazil.



L’ISOLA NASCOSTA

FRANCISCO SPADONI
Tutor: Nicola Bedin, Andrea Castellani
Collaboratori: Taneha Kuzniecow Bacchin, Chiara Cavalieri, Giacomo Favilli

Con il mio sguardo, quello di uno straniero, vedo Venezia e le sue isole come una città ancora in attesa di essere completata. Molta acqua, poca terra, possibili territori tra terra e acqua. Territori che, talvolta, scopriamo solo nelle mappe. E forse è proprio questo a costituire tanto l’incanto quanto il dramma di uno sguardo dall’esterno: essere di passaggio e libero di immaginare trasformazioni, laddove tutto sembra essere sempre esistito. Il workshop che propongo si prefigge di riflettere proprio su uno di questi territori, un pezzo di terra dimenticata che la sua breve storia ha marchiato come un non luogo: l’ixola de le scoasse.

In concreto, parto dalla proposta di un centro sportivo a Sacca Fisola per cercare non solo di assegnare un ruolo a questa isola, oggi assente nell’immaginario della città, ma ancora più di relazionarla con la sua vicina, l’antica isola dei rifiuti di Venezia, che per molti anni ha scontato la sorte di essere accantonata, in quanto territorio vietato, ma che ora grazie al suo processo di recupero dovrà venire a far parte di una nuova geografia lagunare.

Per il workshop, come punto di partenza, assumeremo la possibilità di utilizzare questa isola in un prossimo futuro, impiegando le tecniche adatte a recuperare aree di questo tipo. Come riferimento imprescindibile, possiamo citare la trasformazione del maggior deposito di rifiuti del mondo – Fresh Kills Landfill a New York – in funzione fino al 2001, che ora si presenta come un’area modello nel recupero ambientale. Fresh Kills diverrà un parco, 3 volte più grande di Central Park, e la sua riconquista è stata possibile grazie all’adozione di procedimenti tecnici che assicurano il controllo dell’emissione di gas e lo scolo dei liquidi, e tramite un attento monitoramento nel corso del tempo.

La trasformazione di un territorio come Sacca San Biagio in una parte di città di qui a 10 o a 20 anni – il lasso di tempo necessario al recupero di questa area – è la proposta di questo workshop; ma lo è pure la capacità dell’architettura di ridisegnare il paesaggio. Del resto, nulla a Venezia è naturale. È tutto frutto dell’ingegnosità e della conquista.

Rifare Sacca Fisola significa, infatti, ridisegnare la testa di questo complesso di isole così prossimo a Venezia. Sacca Fisola più Sacca San Biagio (il triangolo) devono formare, insieme, un’unità attraversata da un canale. Il programma prevede un complesso sportivo ed abitazioni, ma occorre ancor prima porsi la domanda: quale sarà l’architettura adatta per configurare le isole in modo tale da trasformarne gli usi rendendoli complementari? Per il workshop propongo quindi di affrontare due possibili dimensioni di intervento, al di là del recupero dell’area. La prima dimensione è quella di pensare i territori che compongono l’area di progetto come complementari. La seconda dimensione è quella delle architetture: quali attrezzature collocare su ciascuna isola, e come connettere l’una all’altra?

Struttura della didattica
L’invenzione dell’isola

Il workshop si propone di riflettere sulla costruzione della città attraverso l’architettura e sui limiti di questo tipo di approccio. Il punto di partenza sta nella domanda: qual’è la città che vediamo? Domanda che, per un architetto, si potrebbe trasformare in un’altra domanda: qual è la città che si aspira a inventare? L’invenzione sta, infatti, alla base del nostro modo di agire – l’invenzione non nel senso volgare di creazione di qualcosa di nuovo, bensì in quello di indagine di ciò che si vuole scoprire. Il pressupposto implícito è che l’architettura inventa i suoi problemi ancor più che le soluzioni a questi problemi, tanto che le migliori architetture sono, forse, quelle in grado di porre le domande migliori.
In Progetto e destino, Argan presenta la sua chiave interpretativa: “La creazione umana si chiama invenzione e comprende l´idea del trovare perché, se Dio è onnipotente e infinito, tutto è già fatto o previsto nella creazione, anche l´opera dell’uomo, e questi può soltanto trovare qualcosa che c´è già, latente o ignorata, nel disegno del creato. L’azione che conduce a trovare è la ricerca: tutta l’impresa umana, nella fase storica, è ricerca rivolta all´invenzione”.
Ritornando al nostro tema, sin dall’inizio l’esercizio si volge in due direzioni: 1. riqualificare (inventare) l’isola della Sacca San Biagio attraverso un processo di recupero ambientale; 2. collegarla all’isola di Sacca Fisola. Questo è il punto di partenza del progetto, ma non è ancora un progetto. Deve tuttavia risultare chiaro sin da subito che territori e architettura devono essere costruiti insieme.

Un metodo

Proponiamo un progetto che si articoli in quattro operazioni:
1. Invenzione del problema, già formulata come tema del workshop;
2. Esercitazione iniziale individuale di 4 ore, in cui lo studente è chiamato a proporre una soluzione progettuale non fondata su basi analitiche o su di una conoscenza approfondita del problema;
3. In seguito all’esercitazione iniziale, studio approfondito del problema e individuazione del programma;
4. Sviluppo del progetto conclusivo attraverso il confronto tra le varie proposte iniziali.

Trattandosi di una situazione di grande complessità, l’aspirazione è quella di approssimarsi al progetto attraverso soluzioni che non vengano stabilite a partire da dati convenzionali o da limitazioni imposte da moduli o tipologie; quello che ci interessa, in questo workshop, è piuttosto una esplorazione delle possibilità metodologiche del fare, per comprendere così le specificità delle azioni progettuali. Al limite, potremmo cominciare da un’unica, semplice domanda: da dove dobbiamo cominciare?
Uno degli inizi possibili può essere la costruzione di un programma d’uso o funzionale. Ma ce ne sono altri che vi si possono intrecciare simultaneamente, come la scelta del sito, ad esempio, e così via.
L’ipotesi che gli usi siano più effimeri delle costruzioni si riferisce a un numero limitato di manufatti, giacché le infrastrutture tendono sempre più a trasformarsi nelle più definitive tra le architetture. Il ponte, l’aeroporto e la diga sono opere definitive, che non a caso devono essere sostituite solo e soltanto a causa della loro obsolescenza sul piano físico.

Attività:

Prima settimana
27/06 incontro 1: presentazione del workshop, della équipe dei professori e delle direttrici che orienteranno le azioni progettuali;
28/06 incontro 2: esercitazione di 4 ore (mattina); discussione e valutazione dei risultati (pomeriggio); formazione di gruppi di lavoro sulla base delle affinità nell’impostazione dell’esercitazione;
29/06 incontro 3: visita all’area di progetto; studio della documentazione;
30/06 incontro 4: lavoro in aula (inizio del lavoro di gruppo);
01/07 incontro 5: lavoro in aula.

Seconda settimana
04/07 incontro 6: discussione e valutazione dei risultati della 1. settimana;
05/07 incontro 7: lavoro in aula;
06/07 incontro 8: lavoro in aula;
07/07 incontro 9: lavoro in aula;
08/07 incontro 10: lavoro in aula.

Terza settimana

11/07 incontro 11: discussione e valutazione dei risultati della 2. settimana;
12/07 incontro 12: elaborazione della proposta finale;
13/07 incontro 13: elaborazione della proposta finale;
14/07 incontro 14: elaborazione della proposta finale;
15/07 incontro 15: esposizione finale.

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11 risposte a "SPADONI"

  1. Gentile Prof. Spadoni,
    Si può avere, se possibile, qualche chiarimento riguardo lo svolgimento del workshop.
    La ringrazio per l’attenzione.
    Mario Caldo

  2. Faccio una sintesi. Il programma sarà pubblicato a breve:

    Un metodo

    Proponiamo un progetto che si articoli in quattro operazioni:
    1. Invenzione del problema, già formulata come tema del workshop;
    2. Esercitazione iniziale individuale di 4 ore, in cui lo studente è chiamato a proporre una soluzione progettuale non fondata su basi analitiche o su di una conoscenza approfondita del problema;
    3. In seguito all’esercitazione iniziale, studio approfondito del problema e individuazione del programma;
    4. Sviluppo del progetto conclusivo attraverso il confronto tra le varie proposte iniziali.

    Grazie e saluti

    WS Spadoni

  3. Lunedi prossimo (mattina) 04/07, valutazione della prima versione del progetto.

    17h00, conferenza Spadoni: São Paulo come ipotesi e dibattito con Patestos

  4. Caro Francisco, sappiamo che non ami i commenti troppo personali, ma W.A.VE. ti ringrazia per la gentilezza e la capacità comunicativa che contraddistingue la tua professionalità.

  5. Cari, sono Io a ringraziarvi per l’ intervista. E complimenti per il blog!!!
    Veramente, cool and classic.
    Spadoni

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