CECCHETTO

ALBERTO CECCHETTO
Nasce nel 1949 a Venezia, città dove si laurea in Architettura. Dal 1976 è docente di Progettazione urbana presso lo Iuav. Dallo stesso anno ha studio a Venezia. Dal 1980 insegna, tiene conferenze e laboratori di progettazione in varie sedi universitarie italiane, europee e negli USA. Con scritti e ricerche esplora i temi della complessità urbana e l’inserimento delle architetture nel paesaggio. Tra i progetti sono da ricordare: le Cantine di Mezzocorona, la Mensa universitaria di Trento, il complesso espositivo “Modacenter” a Treviso, gli uffici Thetis e la nuova sede CNR all’Arsenale di Venezia. l’hotel Lido Palace a Riva del Garda (Tn). In corso di realizzazione sono il Centro socio-culturale di Arco (Tn), la palestra polifunzionale a Pieve di Soligo (Tv), il Centro direzionale “Vega2” a Marghera (Ve), il progetto di inserimento architettonico e ambientale per il sistema Mose alla bocca di porto di Malamocco nella laguna veneta, il piano di recupero e progetto architettonico del complesso dell’ex Ospedale al Mare al Lido (Ve) e la struttura turistico-ricettiva “Luxury Wine Resort” a Bibbona (Li). Ha redatto piani e progetti urbani per varie città italiane, tra i quali il piano regolatore per il Comune di Assisi, il piano del centro urbano di Trieste, il piano regolatore di Porto Vecchio a Trieste e il piano attuativo della Fascia-lago di Riva del Garda. Vince numerosi concorsi nazionali e internazionali tra i quali il nuovo Terminal di Fusina e il Centro congressi e l’Auditorium di Padova. Suoi progetti sono pubblicati ed esposti in varie mostre, tra le quali la Triennale di Milano, “Cuore mostra” del SAIE di Bologna, “Abitare il moderno” a Roma. Nel 1989 riceve il Premio internazionale di architettura “Andrea Palladio”, nel 2008 la Menzione speciale del Premio Piccinato, nel 2010 un importante riconoscimento alla carriera al “Festival delle città-impresa” e il premio Us Award 2010. Espone alle Biennali di Architettura di Amsterdam del 2004, di Buenos Aires del 2007, delle Canarie del 2009 e di Venezia del 1994,1996, 2001 e 2004 (realizzando per quest’ultima il padiglione “Città d’acqua”).

CAMMINARE SULL’ACQUA
Venezia, San Francesco della Vigna (ex Gasometri)

ALBERTO CECCHETTO
Tutor: Curzio Pentimalli
Collaboratori: Michel Carlana

Camminare sull’acqua è il tema fondamentale che la Venezia delle “origini” è costretta ad affrontare: passare da un corpo galleggiante, da una zattera in tronchi, ad una barena melmosa dove si cammina a volte immersi fino alle ginocchia.
Il movimento d’acqua dovuto alle maree e la motilità del terreno melmoso definiscono i caratteri e i principi del costruire.
Operazione prioritaria è solidificare il “basamento” che con le sue forme d’acqua disegna di fatto la morfologia della città insulare.
Le aree, i fronti dove avviene (diremmo oggi) l’interscambio tra acqua e terra, sono determinanti per la genesi urbana di Venezia, e sono fondamentali per le trasformazioni e la vita della città stessa.L’area dell’ex gasometro a S. Francesco della Vigna, si affaccia sulla laguna, ed è una delle aree strategiche di interscambio per il futuro della città.

L’area di progetto
L’area dell’ex gasometro, è oggi sottoutilizzata. È contigua al campo con la chiesa di S. Francesco della Vigna (facciata palladiana) e si affaccia sulla laguna nord.
Un’area “di bordo”, dove un tempo si insediavano i conventi, immersi nel verde degli orti e della “campagna”. Ancora oggi ne rimangono tracce e l’atmosfera.
Tutto potrà cambiare nel futuro con l’arrivo della nuova “metropolitana” che da Tessera, attraverso Murano, raggiungerà la città insulare. Di fatto un radicale capovolgimento del fronte urbano attuale: gran parte dei flussi che oggi intasano Stazione/Piazzale Roma, potranno infatti spostarsi qui, nell’area dell’ex gasometro, generando attività commerciali, culturali e di intrattenimento sociale.
Con l’arrivo della fermata della metropolitana nell’ex gasometro si renderà necessario:

– Realizzare l’uscita dall’acqua, senza interferire con i flussi acquei del canale e rileggendo i caratteri attuali dell’area di S. Francesco della Vigna.
Organizzare un efficiente e funzionale luogo di interscambio tra i tre fondamentali flussi: quelli generati dalla metropolitana, i flussi pedonali che intendono utilizzare i mezzi acquei, e infine quelli che intendono raggiungere a piedi il centro città. Questo luogo sarà per Venezia (città turistica), un’incredibile opportunità per accogliere e istruire il viaggiatore, indicando le accortezze da seguire e le opportunità da non perdere nella visita della città.
Un destino simile è successo un centinaio di anni fa nell’area della Stazione e del terminal automobilistico di S.Lucia – P.le Roma.
Da area marginale e di “retro” con la costruzione del ponte ferroviario e automobilistico si è trasformata in un nodo urbano fondamentale per la vita della città, motore della complessa macchina dei trasporti insulari.

Metodo di lavoro
L’esperienza progettuale di un workshop forma un’attitudine particolare: pensare e lavorare velocemente, sviluppando capacità intuitive che ci consentono di dire cose importanti avendo a disposizione poche ore. Bisogna fidarsi del metodo induttivo, più che di quello deduttivo. Utilizzando i plastici, gli schizzi, le immagini come materiali conoscitivi, più che come conclusione di un processo progettuale. Bisogna, quindi, imparare ad usare le mani e la testa contemporaneamente. Plastici e note, schizzi e foto, descrizioni modellistiche e appunti strategici. Bisogna, soprattutto, saper organizzare il proprio tempo e quello degli altri che partecipano al lavoro di gruppo, sviluppando al massimo le sinergie del lavorare assieme. Bisogna decidere, fin dall’inizio in modo puntuale, le strategie del lavoro, sapendo che saranno possibili molti cambiamenti in corsa, senza perdere la lucidità e la visione d’insieme.
Gli studenti, vista la complessità del tema dovranno dividersi in più gruppi, in grado ognuno di esplorare e sperimentare diverse soluzioni per le due questioni/ambiti progettuali che coinvolgono il futuro riassetto dell’area.

Dal buio, attraverso l’acqua, verso la luce
Il nuovo approdo d’acqua della metropolitana
La progettazione dell’arrivo dall’acqua della metropolitana è un tema affascinante anche per le molteplici implicazioni tecniche e paesaggistiche (ad esempio portare la soglia di uscita a +4,00 per garantire la sicurezza dei viaggiatori nel caso di mareggiate, eventi catastrofici).
Estremamente suggestivo il tema del collegamento con il bordo “solido” (passerelle sospese sull’acqua, in grado di raggiungere anche i mezzi acquei). Indispensabile dotare il nuovo interscambio con attrezzature e servizi capaci di guidare il turista verso le opportunità che la città offre. Si dovranno progettare vari spazi “filtro” (utilizzando anche le sagome dei gasometri) predisponendo video installazioni, desk informativi e quant’altro sia utile per informare chi arriva a Venezia e vuole visitarla.

Venezia città pedonale
Il nuovo “terminal” di S. Francesco della Vigna, va di fatto progettato come il primo luogo pedonale della città ma anche come il primo modello, momento di apprendimento e conoscenza delle “anomalie” di Venezia: la città più “copiata” nel mondo; proprio in virtù della sua identità e diversità. L’architettura del terminal deve essere “anomala”, una città d’acqua, dove i flussi pedonali e i flussi acquei sono indipendenti e separati.
Architettura per una città “virtuale”, dove alle immagini reali si aggiungono le immagini riflesse sull’acqua.
Architettura per una città pedonale creando percorsi e occasioni per la sosta e la socializzazione.
Agli studenti è richiesto inoltre di “progettare” la sequenza dei “movimenti” necessari per “comprendere” la Venezia pedonale fino a raggiungere i luoghi simbolici e canonici della città, S. Marco e Rialto.
Andrà progettato un sistema di percorsi educativi, che aiutano il turista a comprendere l’identità veneziana: un labirinto di calli, fondamente, strettoie e slarghi che conduce fino ai luoghi simbolici più noti al mondo: S. Marco e Rialto.

Scarica i materiali

Al workshop parteciperanno anche i seguenti studenti dalla Faculdade de Arquitetura da Universidade do Porto (FAUP):
LETÍCIA TAMBELLINI CIPRO, GABRIELA MAMEDE CARVALLO

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