DESIDERI

PAOLO DESIDERI
(Roma 1953) si è laureato presso la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” nel 1980. Dal 1982 svolge la sua attività professionale in collaborazione con Maria Laura Arlotti, Michele Beccu, Filippo Raimondo, con i quali ha fondato lo studio ABDR Architetti Associati. Dal 1985 è docente di ruolo presso la Facoltà di Architettura di Pescara e dal 2007 presso la Facoltà di Architettura dell’Università “Roma Tre”, dove è titolare della cattedra di Progettazione architettonica e urbana. È stato Visiting Professor e Visiting Critic presso numerose scuole di architettura europee e nord americane. Ha rivestito cariche istituzionali ed è stato membro di diverse commissioni tecnico-scientifiche. È autore di testi critico-teorici sulle discipline della progettazione architettonica e urbana, apparsi regolarmente sulle principali testate specialistiche di settore. I suoi progetti sono stati oggetto di varie pubblicazioni e mostre in Italia e all’estero. Vive e lavora a Roma. Tra le più recenti opere realizzate o in costruzione si segnalano: il teatro classico per opera e balletto ad Astana (Kazakistan, 2010); il restauro del Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria (concorso internazionale, primo premio, 2009); il Parco della Musica e della Cultura e il nuovo Auditorium di Firenze, (concorso internazionale, primo premio, 2008); il nuovo Villaggio olimpico di Chieti per i Giochi del Mediterraneo (2009); le stazioni “Gondar”, “Annibaliano” e “Conca d’Oro” della linea B1 della Metropolitana di Roma (concorso internazionale, primo premio, 2004); la ristrutturazione e l’ampliamento del Palazzo delle esposizioni, ex-Serra Piacentini di Roma, (concorso internazionale, primo premio, 2003); il Lapidario presso il museo di Palazzo Venezia (Roma, 2003); la nuova stazione per l’Alta Velocità di Roma Tiburtina (concorso internazionale, primo premio, 2002); l’Europe Embankment Project di San Pietroburgo (Russia, concorso internazionale, primo premio, 2010).

PROGETTI IN CONTROTENDENZA
Venezia, Piazzale Roma (Area Marsilio)

PAOLO DESIDERI
Tutor: Elisabetta Avallone, Giulio Forte, Andrea Sciolari

Nodo di collegamento tra Piazzale Roma e il nuovo terminal alla Marittima per una riqualificazione dell’area.
Superficie territoriale circa 8.500 m².
Il progetto per Piazzale Roma/Area Marsilio vuole proporsi in controtendenza rispetto all’architettura internazionale connotata da una sempre maggiore tendenza a caratterizzarsi per la sua autoreferenzialità, sempre meno interessata a spendersi per mettere a sistema i segni presenti nel contesto, sempre meno disponibile al confronto con la città ed con il territorio. Vuole proporsi in controtendenza rispetto a quella che definirei, con qualche azzardo, Architettura Solipsista (solum se ipsum): cioè la sommatoria non integrata di singolari presenze. Vuole proporsi in controtendenza rispetto ai modi di trasformazione dell’ambiente urbano sempre più tendente ad una sorta di espositore permanente, di gigantesca Fiera dell’Architettura. Vuole proporsi come contro vetrina di un mercato globalizzato di prodotti eccellenti destinati ad un mercato individuale.
Anche in Italia le ragioni del comporre sembrano sempre meno fondate sulla necessità di ricondurre il senso del progetto alla scala del contesto ed alle sue categorie conoscitive ed interpretative.
Il progetto per Piazzale Roma sarà al contrario l’occasione per rilanciare la disciplina della composizione urbana (dentro la quale intendo qui ricomprendere anche la questione della progettazione del paesaggio) che non possiamo più permetterci di far evaporare, perché con essa evapora qualsiasi interesse nei confronti del contesto.
Il frutto forse di anni di troppo intenso dibattito attorno al tema della trasformazione della stessa idea di città che hanno prodotto, alla fine, un fin troppo pletorico “sdoganamento” della città diffusa, della non-identità e della non-integrazione come valori in se. Al contrario mi sembra oggi urgente superare sia la fase delle provocazioni iniziali sia quella, da noi diffusissima, della naturale propensione alla penultima moda: il rischio di continuare a compiacersi di non-luoghi, di iperluoghi, di sprawl urbano (lo scrivo come provocatore della prima ora) rischia oggi di produrre solo alterità e reiterato solipsimo. Con l’aggravante che discende dall’uso e dall’abuso che di questa tendenza potrà fare, e già largamente fa, quell’universo differente da noi che trasforma senza progetto il territorio italiano.
Al contrario credo che siano oggi maturi ed anzi urgenti i tempi per il rilancio di quella specificità della scuola italiana che è sempre stata la capacità di alimentare il progetto attraverso la comprensione e la riflessione sui contesti. Una specificità che a ben vedere è sempre stata una stringente necessità del progetto, prodotta da una formidabile e reale presenza del passato e dei suoi materiali in ogni parte del nostro territorio. Ma contesto non vuol dire necessariamente Storia, Memoria, Archeologia. Contesto vuol dire più concretamente quella densità materiale ed immateriale, ma non per questo meno reale, che connota irreversibilmente il territorio italiano. La tendenza ad una crescente densità materiale ed immateriale del territorio appare tuttavia come una tendenza generale dei paesi postindustriali: sedimi densi e quasi sempre enigmatici ai quali il progetto non deve rinunciare a dare un senso possibile.
Accettare la sfida posta dalla problematicità dei territori contemporanei può e deve essere una rivendicata competenza della scuola italiana, che da sempre si è misurata con le tracce dense ed inalienabili del passato : un impegno a lavorare nella tradizione di una progettualità capace di dotare di un senso possibile i materiali, spesso miseri, sconnessi ed incoerenti, altre volte magniloquenti e ingombranti, depositati sul campo, sino a raggiungere, proprio come in un esercizio enigmistico, un proponibile e disvelatorio nuovo significato: già scritto nei pochi frammenti esistenti sul campo ma mai univocamente risultante.

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