TAORMINA

FRANCESCO TAORMINA
(Palermo 1953) si è laureato in Architettura a Palermo nel 1976 e ha conseguito il dottorato di ricerca in Composizione architettonica allo Iuav di Venezia nel 1987.
Dopo l’apprendistato nello studio di Giuseppe e Alberto Samonà, ha insegnato nelle facoltà di architettura di Palermo e Ferrara, è stato ricercatore e dal 2002 è professore associato di Composizione architettonica e urbana all’Università di Roma “Tor Vergata”.
Ha rivolto da anni l’attività didattica e di ricerca, condotta anche nell’ambito dei programmi di rilevante interesse nazionale, alla comprensione delle relazioni che l’architettura stabilisce con i contesti urbani e territoriali alle diverse scale del progetto, tra le questioni d’uso degli spazi e il linguaggio espressivo delle tecniche specifiche, tra innovazione e tradizione.
Presente con impegno nel dibattito teorico, è autore di numerosi articoli e saggi; attualmente fa parte del comitato scientifico della rivista «Anfione e Zeto».
All’attività di ricerca contribuisce l’esperienza progettuale, con la realizzazione, tra l’altro, del complesso sistema degli spazi pubblici di Pollina (con il recupero del centro storico medievale e la pianificazione del territorio comunale) e con significativi riconoscimenti nei concorsi: è stato vincitore di “Europan 3” con l’intervento per il quartiere San Cristoforo a Catania (1993), recentemente ha ottenuto con il proprio studio il primo premio ai concorsi per la riqualificazione delle cave del Parco delle Madonie (2008), per il Parco della Cultura di Monreale (2008-2010) e per la riqualificazione del Porto Piccolo di Siracusa (2009 sgg.) che è in corso.
I progetti sono documentati da numerose pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali, sono presenti nelle storie dell’architettura italiana e sono stati esposti in importanti mostre come quelle promosse dal NAI di Rotterdam, dalla Triennale di Milano, dalla Biennale di Venezia, dal MAXXI di Roma.
(http://ec2.it/francescotaormina)

DI ACQUA E ARIA
Venezia, Isola del Tronchetto

FRANCESCO TAORMINA
Tutor: Ilaria Giannetti

Se immaginiamo un brano di periferia urbana, uno qualsiasi di quelli che hanno fallito nella propria funzione sociale e produttiva, e che può stare a Milano o a Palermo, difficilmente penseremmo all’isola del Tronchetto: eppure essa costituisce senza dubbio una parte significativa e non risolta del fronte di Venezia.
Non mancheremo di osservarlo, arrivando in treno, in pullman o in automobile dal ponte della Libertà, lasciandoci alle spalle la terraferma.
Lo si vede anche dall’alto, guardando una foto satellitare o una qualsiasi mappa, dove la sagoma dell’isola, costruita come una grande infrastruttura, apparirà estranea alla articolata compattezza del centro urbano: le spigolose geometrie del Tronchetto sono il risultato di un netto ritaglio di suolo sottratto – o sovrapposto – all’acqua per rispondere agli usi portuali, contrario al sinuoso dispiegarsi dei canali grandi e piccoli, ai segmenti spezzati delle calli, all’edilizia minuta e a quella monumentale che si impone tra i campi veneziani, allo spazio straordinariamente irregolare – ma regolato – di piazza San Marco o dell’Arsenale.
Pur tuttavia, mai ci ritroveremo sull’isola come lo straniato ciclista nel celebre quadro di Sironi. Con quel ciclista riusciremmo forse a condividere il fastidio per la non finitezza dei rapporti tra gli edifici che vi giacciono come su un vassoio, indifferentemente: il parcheggio a più piani, collocato al centro e affiancato da quello a raso sui piazzali, e le fabbriche allineate sul bacino interno, affacciate sull’area portuale, mal rappresentano un ingresso urbano, una porta di città.
Sempre con quel ciclista, non potremmo però spartire la visione storicizzata e quasi antica del moderno che ci suggerisce la pittura di Sironi e che la stessa Venezia sembrerebbe volerci in altro modo imporre, con la sua presenza senza tempo.
L’immagine della città asseconda infatti un paradossale ribaltamento di ruoli e di epoche, che bene ha colto Le Corbusier quando, nella dimensione futuribile della Ville Radieuse, dichiara: «Io prendo Venezia a testimone» poiché essa «è formata da un piano d’acqua [e…] la quota + 0 è l’appoggio di tutte le misure» e poi perché «non vi è una strada». Il piano d’acqua come legame a “quota + 0”: la sua presenza mitiga la rigida apparenza del Tronchetto, ne smaterializza la sottile crosta di cemento, ne sfuma il bordo nel riflesso lagunare. Potrebbe essere questo il motivo che non ci permette di riconoscere il Tronchetto al di fuori di Venezia, benché sia altro dalla sua morfologia.

Obiettivi
Su questo si interroga il workshop: su come l’architettura possa definire qualcosa che, non appartenendo del tutto a una tradizione abitativa, con essa si misura, a distanza, senza diretti coinvolgimenti, senza possibilità di mimesi o di proiezioni anche indirette. Vivendo della stessa acqua, della stessa aria, non della stessa forma costruita.

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2 thoughts on “TAORMINA

  1. Buongiorno professore,
    Volevo sapere quale saranno le tecniche di rappresentazione previste e se il lavoro si svolgerà singolarmente o in gruppo.
    Distinti saluti.

    • Gentile Laura,
      le tecniche di rappresentazione saranno coerenti con lo sviluppo del tema che ciascuno porterà avanti: faremo, ovviamente, dei disegni e dei modelli, di cui vi verranno fornite le dimensioni. Ma questo dice poco, perché disegni e modelli (plastici, rendering…) in sé hanno poco significato se non come espressione di una idea, quella che voi potrete perseguire singolarmente o in gruppo (meglio se in gruppo, per il tipo di lavoro da affrontare).
      Un cordiale saluto.
      FT

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