MAZZOLENI

DONATELLA MAZZOLENI
E’ nata a Firenze nel 1943, laureata in architettura a Napoli nel 1967, ha proseguito la sua formazione con viaggi di studio (Europa, Asia, Africa, Americhe, Australia), e con studi nei campi dell’antropologia, della psicologia dello spazio, dell’ecologia ambientale. Dopo gli studi di ‘“architetture utopiche” (“nombre d’or” al Grand Prix International d’Urbanisme et d’Architecture 1970), il suo lavoro si è incentrato sul “significato” dell’architettura e sulle “identità ambientali” , nella costante attenzione per la relazione arte-vita.
Dal 1980 docente della Università di Napoli Federico II, ha insegnato anche in molte in università straniere. Nel 1986 Visiting Professor presso l’University of North Carolina at Charlotte U.S.A.. Dal 1992 responsabile di una rete Erasmus-Socrates con la Technische Universität di Graz, la Hochschule Für Architektur Und Bauwesen di Weimar, la Robert Gordon University di Aberdeen, la Fachhochschüle Für Gestaltung di Potsdam, la Escuela de Arquitectura dell’Università di Granada. Nel 1994 seminari presso Tongji University di Shanghai, Jin Ghua University di Pechino, Tianjin University di Tianjin nella Repubblica Popolare Cinese. Nel 1995 seminari presso Queensland University Brisbane Australia. Dal 2000 promotrice di una collaborazione internazionale sul confronto interculturale con università dell’est europeo, dei paesi arabi e dell’India sul tema “Architettura come linguaggio di pace”. Dal 2002 al 2004 docente presso la Scuola Estiva dell’Università di Zagabria, Orebic, Konavle, Croazia. Dal 2005 è promotrice e coordinatrice di programmi bilaterali di didattica e ricerca con il Rizvi College of Architecture in Mumbai, India ed il Palestine Polytechnic di Hebron, Palestina ed è responsabile dei progetti di internazionalizzazione della Facoltà di Architettura e membro della Commissione Internazionalizzazione di Ateneo dell’Università di Napoli Federico II. Nel 2010 docente presso il Palestine Polytechnic di Hebron, Palestina.

I suoi progetti:
Edifici e spazi pubblici:
Idea di città-struttura, “Nombre d’or” al Grand Prix International d’Urbanisme et d’Architecture 1969/70 “Recherche pour une ville nouvelle”, Cannes-Paris; Ricostruzione dell’acropoli della città grecoromana di Pozzuoli, 1975 Primo Premio Concorso Nazionale; Fiat Lingotto International Consulting, 1983; Municipio e Piazza Civica di Montella, 1988 Primo premio Concorso Nazionale; “La place dediée aux femmes et à la paix à Alger” Concorso Internazionale ad invito UNESCO, 1999; Spazi di meditazione sul sacro comune a tutte le religioni a Fonte Avellana, 2003; Monastero buddhista a Pomaia, 2007.
Interventi in edifici storici:
Altare conciliare e luogo della celebrazione nella Cattedrale di Amalfi, 1992-94; Architettura degli Interni nella Biblioteca di Ricerca dell’Area Umanistica, Napoli, 1995
Architettura dei giardini e del paesaggio:
Giardino dell’acropoli di Monte Echia, Napoli, 1982; Parco archeologico di Aquinum, 1988; Restauro e nuove serre dell’Orto Botanico Sito Reale di Portici, 1988; “Giardino Europeo”, 1989; Giardino Simbolico per un rito laico della morte, 1992; Restauro dell’Orto Botanico di Napoli, 1993; Serra Desertica per l’Orto Botanico di Portici, 2004-2007.

I suoi libri:
D.Mazzoleni (editor), Spazio e comportamento (Guida, Napoli 1974).
D.Mazzoleni, P.Belfiore Metapolis. Strutture e storia di una grande città (Officina, Roma 1983).
D.Mazzoleni (editor), La città e l’immaginario (Officina, Roma 1985).
D.Mazzoleni Tessiture. Architetture dello spazio interno (CLEAN, Napoli 1989).
D.Mazzoleni (editor), Spazi della vita collettiva (CUEN, Napoli 1989).
D.Mazzoleni, S.Mazzoleni, L’Orto Botanico di Portici (Soncino, Napoli 1990).
D.Mazzoleni, G.Anzani Cilento antico. I luoghi e l’immaginario (Electa Napoli, Napoli 1993).
D.Mazzoleni, Diario di lavoro (Pagus, Treviso 1993).
D.Mazzoleni, Tra Castel dell’Ovo e Sant’Elmo. Napoli: il percorso delle origini (Electa Napoli, Napoli 1995)
D.Mazzoleni (editor), Natura Architettura Diversità / Nature Architecture Diversity (Electa Napoli, Napoli 1998).
D.Mazzoleni, Palazzi di Napoli (Arsenale Editrice – Rizzoli International, Venezia – New York 2000).
D.Mazzoleni, M.M.Simeone Identità e differenze in architettura. Spazi per l’incontro multietnico (Dipartimento P.U. Ateneo Federico II 2002).
D.Mazzoleni, Architettura e Musica (Collegium Scriptorium Fontis Avellanae, Serra S.Abbondio (PU) 2003).
D.Mazzoleni, Domus. Pittura e architettura d’illusione nella casa romana (Arsenale/EBS, Verona, 2004).
D.Mazzoleni, M.Sepe (editors), Rischio sismico, paesaggio, architettura. L’Irpinia, contributi per un progetto (AMRA, Napoli 2005).
D.Mazzoleni, G.Anzani, A. Salama, M.Sepe, M.M. Simeone (editors), Architettura come linguaggio di pace – Architecture as language of peace (IntraMoenia, Napoli 2005).

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ESERCIZI PER LO SVILUPPO DEL PENSIERO CREATIVO IN ARCHITETTURA
Donatella Mazzoleni
Tutors: Maria Maddalena Simeone, Antonio De Luca

«Un risultato nuovo ha valore, se ne ha, nel caso in cui stabilendo un legame tra elementi noti da tempo, ma fino ad allora sparsi e in apparenza estranei gli uni agli altri, mette ordine, immediatamente, là dove sembrava regnare il disordine […] Inventare consiste nel non costruire le combinazioni inutili e nel costruire unicamente quelle utili, che sono un’esigua minoranza […] Le ispirazioni improvvise […] non avvengono mai se non dopo alcuni giorni di sforzi volontari, che sono sembrati completamente infruttuosi […] Tra le numerosissime combinazioni che l’io subliminale ha formato alla cieca, quasi tutte sono prive di interesse e senza utilità […] Soltanto alcune di esse sono armoniose – utili e belle insieme».
Jules Henri Poincaré, Science and méthode, 1908.

La buona architettura
In architettura la qualità del prodotto finale dipende dall’impegno di molteplici soggetti: non solo il progettista, ma anche il committente, il costruttore, gli enti finanziatori e quelli di controllo, le commissioni di collaudo, i fornitori di materiali e servizi, ecc.. La responsabilità dell’esito finale di un’opera realizzata, e dunque della sua qualità, è una tessitura che si realizza con un processo complesso che coinvolge tutti questi attori, che, pur accomunati a livello generale nell’intento della costruzione, sono peraltro, a livelli parziali, in fisiologico (anzi dovuto) contraddittorio tra loro: anche l’esistenza stessa, e poi lo sviluppo ordinato, di tale conflitto sono parte integrante della garanzia della qualità finale.
A tutta questa complessità operativa, già così difficile da governare, ma comunque affrontabile con buone competenze tecniche e con l’esercizio di una corretta deontologia, si deve però poi aggiungere qualcosa d’altro, qualcosa che invece è impossibile regolare con l’applicazione di procedure e normative: bisogna che, una volta ben realizzata, l’opera risulti avere senso.
Responsabilità e libertà delle scelte di progetto
La riuscita (o meno) dell’acquisizione di senso in architettura avviene in modi mai prevedibili in laboratorio e solo in parte ricostruibili a posteriori: la possibilità che essa si realizzi risale alla qualità del progetto, che dunque ne è condizione necessaria, pur se non sufficiente. Il suo effettivo compimento è però fuori della portata delle intenzioni di progetto, è qualcosa che avviene solo se la collettività opera una donazione di significato a quell’opera, e non solo attraverso l’uso, ma soprattutto mediante il suo riconoscimento. Cosa, questa, che la persona progettista può solo augurarsi, e far tutto quanto è in suo potere per predisporre, ma che non può essere certa di ottenere né può forzare nella realtà delle cose. La persona progettista è e resta comunque colui o colei che dà il “la” di partenza, senza il quale non può nemmeno generarsi il processo dell’armonizzazione della percezione collettiva che produce poi la donazione di senso.
E’ quindi essenziale la libertà delle scelte di progetto ai fini della qualità del prodotto.
Pseudocreatività nell’architettura contemporanea
Si assiste oggi in architettura all’osannamento diffuso delle cosiddette “archistars”, élites professionali esclusive, strettamente legate al potere politico-commerciale, rese onnipotenti e planetariamente vistose dalla disponibilità di enormi risorse finanziarie, softwares sofisticatissimi, esonero dal rispetto delle normative. La loro onnipotenza economica e tecnologica, viene propagandata ovunque da cronisti di mass media e critici da talk show come “creatività” e “genialità” in architettura.
Bisogna sottrarsi allo stupore (che rende, appunto, stupidi) e guardare a questo fenomeno per quello che è: esibizione spesso arrogante di personaggi, cui una critica ed una storiografia abbagliate e compiacenti regalano la qualifica di “architetto”, e addirittura quella di “genio dell’architettura”, ma che sono in realtà professionisti dello spettacolo, creatori di pseudo-eventi, icone pubblicitarie di grandi complessi multinazionali che stanno depredando il mondo con spavaldo cinismo e disprezzo di ogni regola etica ed anche estetica.
All’omaggio incondizionato allo star system corrisponde un disprezzo diffuso dei “normali” professionisti, confinati nel ruolo di claque dello spettacolo, e degli utenti dell’architettura, degradati a consumatori passivi e telecomandati.
Non sono queste la “libertà” e la “creatività” di cui l’architettura ha bisogno.
Il processo creativo in architettura
Il processo creativo in architettura si compie solo come processo collettivo, in cui, dopo un lungo periodo di sforzi volontari compiuti da numerosi e diversi soggetti (committenti, finanziatori, progettisti, costruttori, utenti) e dopo un lungo e complesso lavoro di costruzione materiale di una nuova organizzazione dell’ambiente, improvvisamente “avviene” (o non avviene) la donazione di senso, cioè il riconoscimento collettivo di un nuovo significato dell’abitare in un certo luogo e la percezione di una nuova forma di bellezza.
Il processo creativo in architettura non è un percorso individuale della persona progettista. Non può tuttavia innescarsi se non a partire dalla capacità creativa della persona progettista, che deve quindi saper e poter lavorare nella condizioni più favorevoli alla propria personale produzione creativa.
Didattica della creatività: un ossimoro
La locuzione “didattica della creatività” è tuttavia un ossimoro (è cioè un’espressione verbale che mette insieme due termini inconciliabili perché in antitesi tra loro). Il processo creativo non può essere insegnato. Ciò che può essere insegnato è il percorso utile a realizzare le condizioni personali ed ambientali favorevoli al verificarsi di un evento creativo.
Questo è il lavoro che cercheremo di fare in questo workshop.
Alcune fasi del percorso tuttavia non possono essere né programmate né garantite. L’accettazione di questo rischio di fallimento è una delle condizioni indispensabili per l’avvio di un processo autentico con probabilità di riuscita.
Strumenti dell’invenzione
Google e Google Earth, il GPS, Wikipedia, spazzano via tutti i metodi e gli strumenti di lavoro che noi, architetti eredi della tradizione grecoromana e poi rinascimentale, abbiamo imparato ad usare: libri, matite, penne inchiostri e pennini, compassi squadre righe a T e parallelografi, ellissografi e curvilinei, bussole, fogli di cartoncino Bristol carta lucida e “mozzarella”, manoscritti, disegni, pastelli tempere e acquerelli, ed anche un’infinità di parole e di concetti. Tutte le cose belle e preziose della nostra tradizione e della sua specifica ricchezza.
Oggi si “ricerca” e si “disegna” digitando su tastiera e mouse, seguendo con gli occhi tracce luminose su uno schermo a cristalli liquidi, che producono informazioni visive di numero pressoché infinito ma prive di ogni contesto, che formano figure di ogni tipo ma senza corpo né scala. La comunicazione aumenta vertiginosamente i suoi flussi e diventa sempre più immateriale. Usando questi mezzi, le persone, abituate a pensarsi come individui, devono imparare a pensarsi anche come cellule di un grande organismo-magma che è non solo l’intera umanità, ma forse addirittura l’intero pianeta (è l’ipotesi di James Lovelock e Lynn Margoulis: Gaia, il pianeta vivente?).
Cercheremo anche di acquisire un po’ di consapevolezza in più di questa mutazione in corso. E lo faremo ritornando allo strumento primario della conoscenza dello spazio e del progetto d’architettura: il corpo, matrice di tutti i linguaggi, strumento primo del nostro istinto verso la forma e verso il gioco.

Donatella Mazzoleni – L’architettura e le sue meraviglie
http://www.dol.unina.it

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Una risposta a "MAZZOLENI"

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